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Una lotta contro la violenza-Intervista a Grazia De Gennaro ed il suo ”Amore di papà”

Grazia de Gennaro è nata a Salerno il 9 Settembre del 1987. 

Giornalista pubblicista, laureata in Sociologia e da sempre appassionata dal mondo della scrittura, nel corso della sua carriera ha ricevuto due segnalazioni di merito al Concorso Internazionale di Narrativa ”Storie di Donne”.

Nel 2015 vince il primo premio della sezione Narrativa al Premio Internazionale Letterario-Artistico “La piazzetta”, (Ed.XVII).

Amore di papà è la sua prima pubblicazione, tramite la casa editrice: WritersEditor.

Grazia De Gennaro racconta la violenza sulle donne. E si racconta attraverso questa intervista.

“Amore di Papà” di Grazia De Gennaro affronta una tematica molto delicata e purtroppo molto attuale: la violenza sulle donne. Come mai ha voluto scrivere su questo argomento così complesso e annoso? È stata anche lei una vittima di violenza (in prima persona o di persone a Lei vicine?)

“Sono una giornalista, quindi sempre attenta a ciò che succede intorno a me. Questo però è un tema che mi è sempre stato a cuore fin da quando ero adolescente, perché ho sempre percepito un serpeggiante disagio nella società poiché, almeno in quel periodo, era ancora un fenomeno sommerso. Oggi per fortuna le cose stanno cambiando, anche se c’è tantissima strada da percorrere. Per la storia vera e propria ho tratto ispirazione non solo dai sempre più numerosi casi di cronaca ma anche da una collaborazione che, per molto tempo, ho stretto con un Centro Antiviolenza storico qui a Salerno per una rubrica della mia testata online. Grazie a questa esperienza ho maturato il pensiero che, nella vita, si può essere feriti, picchiati e uccisi anche dalle persone che amiamo, che dovrebbero proteggerci, come genitori, amici o fidanzati. Ognuno di noi porta dentro delle ferite emotive provocate da qualcuno che non si aspettava potesse fargli del male”.

Indichi un estratto del suo libro che la tocca particolarmente e segnali uno o più motivi per cui bisognerebbe leggere “Amore di papà”.

“Loro non erano sorelle, ma ciononostante lo sembravano, avviluppate nella profondità e spontaneità del loro gesto di amicizia. Anche io sognavo di abbracciare Sofia in quel modo, una vota diventata grande. Nonostante fossi nata da un altro papà, o aveva gli occhi azzurri e io castani. 

E anche se non ero segnata da grumi di sangue e lividi, in quel momento soffrivo fisicamente quel martirio nell’anima, come se avessi vissuto nel suo corpo massacrato. Perché lei era parte di me”. 

Questo è uno dei passaggi più toccanti del romanzo, perché riassume il legame fra le due protagoniste, per il quale mi sono ispirata a quello che ho con la mia migliore amica, la mia “sorella di cuore”. Vorrei cercare di portare qualcosa di buono nel mondo, svegliandolo dalla narcosi oscurantista verso cui sta andando incontro, quindi uno dei motivi per leggerlo sarebbe risvegliare le coscienze. Mi rendo conto che si tratta di qualcosa di molto ambizioso, ma sarei fiera di dare la mia voce a tutte quelle che non l’hanno mai avuta, o non ce l’hanno più”.

Quale è il messaggio che vuole far arrivare ai suoi lettori con questo manoscritto?

“Il messaggio principale è che le donne ce la fanno, nonostante i segni, la sofferenza, il trauma e stare con loro si rivela una bella sfida, ma anche e soprattutto quello di denunciare. Oggi però la Legge non garantisce alcuna tutela, anzi: c’è questa orribile tendenza a giustificare l’aggressore e colpevolizzare la vittima. Inoltre è inaccettabile che non ci sia la certezza della pena.

Mi piacerebbe se una ragazza o donna nella medesima situazione si identificasse nella storia e le desse la forza di denunciare, di smettere di vergognarsi e subire. Ma potrebbe essere anche un monito per tutti gli uomini che lo leggeranno, perché per combattere la violenza sulle donne è necessario il loro aiuto, bisogna crescere e formare generazioni di uomini migliori che le rispettino e camminino al loro fianco, non davanti né dietro”.

Quando ha scoperto che voleva raccontare questa storia attraverso le pagine di un libro?

“Mi sono resa conto che era arrivato il momento di raccontarla quando mi sono considerata abbastanza

matura, sia dal punto di vista personale che professionale, per trattare questa tematica così dolorosa. Ho cominciato con la fondazione di una pagina Facebook tutta mia, Doppia Vu Women Rights, che ha un cospicui numero di lettrici e anche lettori. Scrivere per me è un modo per esercitare la mia empatia e sensibilità. Attraverso le parole riesco a raccontare meglio stati d’animo, luoghi e situazioni. Non è stato facile, infatti, descrivere la crudele aberrazione che si consumava tra le mura di Casa Petrucci”.

Anche il suo libro ha visto la luce tramite la strategia del preordine che caratterizza la filosofia aziendale della WritersEditor. Come si è trovata ad utilizzare questa nuova metodologia di vendita?

“Inizialmente ho dovuto un po’ prendere confidenza e imparare a gestire la procedura, ma poi il decorso è stato piuttosto lineare e c’è stata una discreta risposta anche dalla mia cerchia di contatti. Credo sia una strategia molto vantaggiosa anche se molte persone, non abituate alla navigazione Internet, preferiscono desistere dopo un solo tentativo oppure non cimentarsi nemmeno ma sta nella bravura e tenacia dell’autore insieme all’editore, aggirare questo ostacolo e seguirli nel preorder online”.

Lei ha aspettato circa un anno prima didecidere di contattare una casa editrice per una possibile pubblicazione del suo libro. Come ha trovato (nel senso se ha cercato sul web, se la conosceva, etc) la casa editrice WritersEditor e quale caratteristica ha fatto scegliere la WritersEditor piuttosto che un’altra qualsiasi casa editrice? E come si è trovata e si sta tutt’ora trovando nel collaborare con la WritersEditor?

“Ho conosciuto la Writers Editor leggendo un post diffuso su un gruppo Facebook di lettori e scrittori di cui faccio parte, dove si cercavano nuovi autori. Ho visitato subito la pagina e, oltre alla gentilezza e cortesia, la caratteristica che più mi ha colpita è stato il fatto di non richiedere alcun contributo. Infatti non è raro, soprattutto nelle grandi Case Editrici, che gli autori si sobbarchino una parte delle spese di pubblicazione. Mi sono trovata molto bene, sono stata seguita scrupolosamente durante tutti i passaggi dell’iter per la pubblicazione e ho avuto occasione di confrontarmi con altri esordienti e non, una cosa molto importante e che pochi fanno, in quanto spesso questo è un mondo altamente competitivo. Sicuramente un valore aggiunto, oltre alla professionalità e serietà”.

Un sogno nel cassetto?

“Ce ne sono ancora tanti da realizzare: il primo è avere una casa tutta mia, poi viaggiare, così da lasciarmi ispirare dal fascino di terre lontane per creare romanzi appassionanti, continuare a lavorare con le donne e per le donne e raggiungere vette sempre più alte grazie al mio sogno”.

Isa Pistoia