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Quelle orme sulla spiaggia. Intervista ad Angelo Muraglia

Angelo Muraglia nasce a Taranto.

Dopo aver studiato Lettere Antiche con indirizzo Filologico Linguistico Classico presso l’Università degli Studi di Bari ed in seguito a una triennale esperienza d’insegnamento e una breve attività di pubblicista, esordisce nel 2016 con il romanzo ‘’Kairè’’  mentre nel 2017 con il ‘’Congegno’’ 

‘’Quelle orme sulla spiaggia’’ è la sua prima pubblicazione tramite la casa editrice WritersEditor

Angelo Muraglia è alla sua terza esperienza da scrittore; la prima con la WritersEditor. Come si è imbattuto in una giovane case editrice che utilizza soprattutto i social e la nuova tecnologia e come si è trovato nell’attuare la campagna dei preordini?

“Quelle orme sulla spiaggia” è il primo romanzo che ho presentato alla Writers Editor e spero che ne seguiranno altri. Questa Casa Editrice l’ho scoperta navigando in internet. I titoli delle sue pubblicazioni, il nome e soprattutto il suo logo mi hanno subito sorpreso, affascinandomi e mi hanno inviato dei “segnalini”, se così posso dire, che mi hanno indotto a scegliere un nuovo itinerario. Ho chiesto di essere ospitato in questa prestigiosa Casa Editrice per la sua chiara politica editoriale, per le sue innovative strategie di promozione e di vendita, ma soprattutto per il rispetto che rivolge ai suoi autori. Ho analizzato le informazioni che ho potuto raccogliere e approfondire attraverso Facebook. Le peculiari caratteristiche che mi hanno attratto sono state il vedermi offrire tangibilmente non solo l’ingresso e la considerazione che tutto lo staff mi ha rivolto, ma soprattutto la guida, l’assistenza puntuale e professionale, a livello veramente amicale. In essa ho, così, trovato un grande supporto. Per questi motivi non la abbandonerò mai anche a causa della tenacia che ha mostrato nel risollevarsi dopo i vili attacchi mossi probabilmente da chi non gode delle stesse capacità editoriali e imprenditoriali, della disponibilità incondizionata, della cura e della passione che la WritersEditor profonde nei confronti dei suoi autori, che siano essi già noti o emergenti. Ormai entrato a far parte di questa famiglia, ho avuto la possibilità di conoscere alcuni scrittori con i quali, avendo stretto subito un’amicizia, anche se virtuale, scambio continuamente informazioni, sia professionali sia personali: questi nuovi amici mi arricchiscono con le emozioni, le speranze, le attese che condividiamo e con la serietà con cui si propongono al pubblico grazie alle loro pregevoli opere. Ho trovato, in questa Casa Editrice, la strategia del preordine, che è efficace non solo per la stessa Writers Editor ma anche per tutti gli autori che in essa trovano ospitalità, perché attiva un approccio davvero diretto con i lettori, anche attraverso i social. Io personalmente, tuttavia, pur condividendo appieno questo sistema, ho riscontrato che i miei sostenitori (i più sono miei coetanei e quindi hanno, come me, un’età avanzata) hanno poca dimestichezza con le procedure telematiche e preferiscono l’acquisto del libro direttamente in libreria. Nonostante ciò, il sistema di diffusione e promozione ha funzionato molto bene, in virtù dei riscontri ottenuti per quanto riguarda gli interessi suscitati che, devo dire, mi sono stati ampiamente riportati”.

Cosa lo ha ispirato per la stesura del suo libro “Quelle orme sulla spiaggia”?

“È molto difficile spiegarlo. Questo romanzo non l’ho voluto scrivere io: l’iniziativa è stata assunta da tutti i personaggi che hanno preso parte a questa narrazione. I loro volti li ho scovati e scavati tra la gente che ho incontrato per caso, nelle mie solitarie passeggiate, e di cui ho immaginato delle storie. Queste persone sconosciute hanno prestato il loro volto agli attori di questo romanzo: i personaggi si sono presentati davanti ai miei occhi e li ho lasciati liberi di raccontare la loro vita, di agire, pensare e farsi conoscere. La vicenda narrata sembra essere reale, forse più vera della realtà vissuta da alcune persone comuni, ma, si sa che sotto il sole non c’è mai nulla di nuovo. Ritengo importante dire che alcune persone, abbandonate dai loro genitori biologici, si sentono incomplete e molto motivate a cercare, e quindi scoprire, in sé e in loro, tutte le stesse caratteristiche fisiche e caratteriali che le contraddistinguono. Purtroppo c’è una dura legge che ostacola la ricerca. Perché non parlarne? Il tema più importante è stato quello di dover calare nella coreografia, come in un balletto coinvolgente, tre personaggi, ossia un anziano professore e due giovani fidanzati, lui avvocato e lei, ragazza adottata, insegnante. Ho riletto il romanzo che avevo appena terminato e, tagliando varie parti, ricucendone alcune, poi, qua e là, ma snaturandole perché ho voluto eliminare dalla narrazione il solito schema che prevede un protagonista e un antagonista, ho finalmente scelto di inviare il testo alla WritersEditor”.

Come mai la scelta di questo titolo?

 “In effetti, il titolo originario era: “Il professore e i luoghi immaginari” ma l’ho subito scartato perché mi  sembrava poco accattivanteLa scelta definitiva, invece, nasce dal fatto che intendevo creare un ambiente nel quale fosse possibile immaginare e godere della forza poetica del paesaggio marino, solitario, mobile e luminoso, adatto ad una persona, il professore, sempre immerso nei suoi mondi rubati alla mitologia greca e romana”.

Indichi un estratto del suo libro che la emoziona particolarmente e perché?

“Scelgo un estratto a caso, per presentare un personaggio atipico, che ha scelto spontaneamente di vivere in una situazione eremitica onde espiare una colpa. In questo scorcio vedo come il destino delle persone dipana i suoi programmi e architetta situazioni che stravolgono la vita, partendo da semplici e naturali sentimenti di amore e di romantica ingenuità:

  L’osservammo da vicino notando le sue scarpe e i suoi pantaloni bagnati. Di ciò sembrava incurante e ci disse: «Guardavo, sulla mia testa, il cielo immenso, proprietà assoluta delle nuvole che lo percorrono, l’una a velocità diversa dall’altra, credendo di raggiungere una meta che non esiste: si gonfiano nella loro prepotente vanità ma poi si fondono, come i nostri pensieri segreti, o si dissolvono per la forza del vento oppure si sciolgono in pioggia purificatrice.» Ci comunicò, ma, vedendoci stupiti nell’ascoltarlo, aggiunse: «Le metafore ci consentono di penetrare nei più profondi recessi dell’esistenza. Ecco perché sono ampiamente utilizzate, soprattutto dai poeti!» ( Omissis) Il professore ci guardò con gratitudine, avendo intuito il desiderio inespresso di Elisa e, contento di vederci seduti l’uno accanto all’altra di fronte a lui, riprese il suo sommesso monologo: «Un giorno fummo sorpresi dalla pioggia. Eravamo al parco: bagnati interamente nei vestiti e nell’anima. Ma la pioggia, invece di infonderci malinconia, ci infuse innocente allegria. Raggiungemmo di corsa casa mia, ridendo. Fu lì che vidi per la prima volta parte delle sue nudità, mentre ci asciugavamo, e lo apprezzai. Ovidio ci attendeva, abbandonato sul divano, a tentarci, malizioso. Alcuni versi emersero dall’Ars Amatoria e li leggemmo, avvolti dalla penombra e aiutati dal ritmico ticchettio della pioggia contro i vetri delle finestre: …”. 

Quale è il messaggio che vuole far arrivare ai suoi lettori con questo manoscritto?

“La narrazione ricusa ogni schema che fa riferimento a temi sociologici. Qui si narra della volontà irremovibile di una giovane donna che vuole scoprire la verità sulle sue origini e cercare di incontrare i suoi genitori biologici. Non interessano i risvolti sociali o culturali della vicenda, né compare, nella narrazione, un vero e proprio protagonista, come ho già detto. Le parole e le azioni di tutti i vari personaggi servono al lettore per immedesimarsi in loro, perché le personalità, gli umori, i pensieri e i desideri, ma anche i difetti, s’intrecciano vicendevolmente per creare un unicum rivolto alla realizzazione della difficile ricerca. Veniamo, ora, al messaggio. Aristotele aveva già capito: aveva scritto che “L’energia della mente è l’essenza della vita”. Infatti, a un bivio della strada, nei momenti più importanti della nostra vita, non c’è mai una segnaletica per indicarci dove andare. Noi scegliamo d’impulso naturale la strada da seguire, fidandoci della nostra mente e dell’istinto. L’energia della nostra mente determina tutto ciò che ci capita: nel nostro cammino incontriamo uomini e donne, che poi incideranno sulle nostre scelte. Questi incontri sembrano casuali, ma, in effetti, non si tratta di perfetti sconosciuti perché esistono già nel nostro subconscio e sono determinanti  per il proseguimento della nostra esistenza. È forse un disegno del destino che, attraverso loro, ci restituisce una parte di noi che credevamo mancante. Questo, in fondo, potrebbe essere il vero messaggio, anche se sembra assurdo”.

A volte capita che il caso prenda il sopravvento, alte volte è la predestinazione degli eventi che va a scrivere storie affascinanti. Lei in cosa crede?

“È molto difficile per me dare una risposta, perché questa parola, il destino, nasconde in sé due possibili aspetti o forse tre, ma posso replicare con altre due domande o forse tre: il destino ce lo creiamo noi, quando attingiamo alla nostra sicurezza, alla nostra forza, alla nostra determinazione? Il destino lo subiamo? Certamente sì, ma quando siamo rassegnati e non sappiamo, non vogliamo, per pigrizia o per paura, affermarci come esseri senzienti, perché ci consideriamo intimamente deboli e incapaci. Per realizzare i nostri desideri dobbiamo diventare quelli che vorremmo essere e non quelli che crediamo di essere: saremmo sempre dei perdenti se coltivassimo i nostri timori e le nostre debolezze. Dobbiamo prefiggerci degli obiettivi, anche difficili da raggiungere, ma dovremo impegnarci sempre. Però c’è un però: il destino potremmo trovarcelo davanti inaspettatamente, a tradimento, radioso o perverso, mentre percorriamo una strada scelta proprio per evitarlo”.

Si può affermare che all’interno di questo libro ci sia molto di Angelo, del suo vissuto, della sua esperienza? 

“Una parte di me sì, sicuramente: l’amore per la letteratura greca, per quella latina e per tutto ciò che ho ricavato da un breve periodo d’insegnamento. I valori didattici li ho sempre portati con me, anche se ho, successivamente, abbandonato la scuola per una vita dinamica che mi potesse mettere in gioco continuamente. Vivo a Milano, ma sono nato a Taranto, che è nota per essere la Città dei due Mari. Questa importante e antica città, che conserva ancora lo spirito ellenistico dalla sua fondazione, perché fu centro importante della Magna Grecia, ha influenzato la mia indole d’irrequieto navigatore, facendomi vivere sempre tra flutti ideali che mi fanno galleggiare su sogni e speranze. Della mia esperienza diretta, del mio vissuto, in questo romanzo non c’è nulla, all’infuori della passione nello scrivere vicende immaginarie. E nel cassetto, be’, ho dei sogni.Ognuno di noi ha dei sogni, chi può negarlo, ma è meglio non rivelarli, per il momento. Io posso solo dire che ho tanto bisogno di produrre ancora in campo letterario. Il mio viaggio continua e presto presenterò altri tre lavori già conclusi. A chi? Alla Direzione e a tutto lo staff di questa Casa Editrice, naturalmente”.

Isa Pistoia