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La morte non è niente

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Un omicidio efferato.Una ragazza viene brutalmente uccisa con 29 coltellate.
Tre donne, una profiler, una psicologa e una sociologa, lavorano al caso.
Le loro vite sono collegate una all’altra. Ogni indizio è fondamentale. Tra indagini, sogni, ipnosi, esoterismo si svolge la caccia al killer, uomo colto che declama versi e ascolta musica classica. Il ritmo è crescente e porta in modo totalmente inaspettato verso l’epilogo.

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Anteprima non editata

SIMONA – Martedì 7 agosto
L’incubo della notte scorsa l’aveva resa inquieta.
Una rosa nera immersa in un lago di sangue e quel libro elegante dalle pagine sbiadite dal tempo, aperto su una scritta dai caratteri duri e spigolosi, avevano dato un tono particolarmente misterioso al sogno. Ricordava qualche mezza parola a cui però non riusciva ad associare alcun significato.
Simona era una ragazza dal carattere solare che le permetteva di crearsi sempre nuove attese pronte però a vanificarsi al primo ostacolo, ma in fondo proprio questo altalenarsi di umori, di speranze, rendeva la sua vita sempre bella da vivere. Spesso fantasticava a occhi aperti, i suoi sogni, sia di giorno sia di notte, erano semplici, si affacciavano alla mente limpidi, dai colori vivi, come d’altronde era il suo modo di essere così brillante e vivace.
Un sogno del genere, inusuale, le sembrò di cattivo presagio, tanto da lasciarle una buona dose di angoscia che continuava a tenersi addosso, magari sarebbe svanita con il ritorno a casa. Di ore ne erano passate e a fatica, si sentì sollevata al pensiero che presto sarebbe calato dolcemente il sipario di quella giornata sui tetti rossi dei due palazzi antistanti e sulle sue dubbie speranze.
“Ma che sciocca sono” disse a voce alta, seduta davanti al suo computer senza alcuna voglia di lavorare e poi da qualche giorno c’erano anche dei problemi in rete… “Sì, probabilmente il sogno è frutto della condizione che sto vivendo”.
Un periodo decisamente pesante quello, non era una novità che i suoi pensieri convergessero tutti nella stessa direzione, c’era un’immagine fissa nella mente, continuava a pensare al suo ragazzo che da alcuni giorni non era più suo o forse non lo era mai stato. Difficile accantonare quelle aspettative di un futuro con lui ma un presente di grande nostalgia e tanta amarezza le stava abilmente spegnendo, ancora più difficile cancellare dalla mente quella telefonata di qualche tempo prima nella quale le aveva chiesto un appuntamento. Ricordava la gioia dell’attesa, quel momento le aveva restituito una buona dose di ottimismo e sembrava davvero tutto così normale quella sera, così pacatamente bello, e invece Piero le confessò, in quella triste domenica, che non la amava più e che il suo posto lo aveva preso un’altra donna. “Più donna” le disse, più vera, pronta a vivere anche un’avventura non pensando troppo al futuro, capace di sensazioni da prendere al volo senza eccessivi legami. Una donna più adatta a lui, più vicina al suo pensiero di libertà.
In quell’attimo interminabile, come ghiaccio al sole, si sciolsero i suoi sogni, la voglia di creare una famiglia con lui, una casa e due figli che avrebbero colmato il suo desiderio di donna e di madre. In quello stesso attimo affiorò prepotente il suo triste presente, con una famiglia che non sempre la capiva, con un lavoro che le dava scarse soddisfazioni e ancor meno sicurezza.
Era ormai trascorso poco più di un mese e quel martedì pomeriggio Simona si rese conto di quanto non si considerasse neanche più una bella ragazza, come invece le dicevano… aveva quasi 21 anni ma se ne sentiva molti di più, si vedeva persino goffa, vuota, incapace di ricominciare e, cosa ancora più deprimente, sapeva di amarlo come il primo giorno. Se mai con il tempo fosse riuscita a riappropriarsi della sua vita con un ragazzo in grado di capirla e assecondare i suoi desideri, sarebbe stato comunque difficile dimenticare Piero.
“Vorrei odiarlo” se lo diceva spesso proprio come quel pomeriggio asciugandosi nervosamente le lacrime. Perché mai fosse in quel dannato ufficio, così sola e così triste… la verità è che non aveva potuto dire di no alla richiesta di sostituire un collega. Fatto sta che era lì, in quel martedì di un agosto caldo e umido, con gli occhi a un cielo che non prometteva niente di buono per il giorno dopo.
“Ci mancava che si impallasse il computer… ma perché non riesco più a collegarmi?” Con il fazzoletto in mano, pronto ad asciugare naso e occhi, Simona si sentì ancor più sola di quanto lo fosse realmente, in quel palazzo con gli uffici chiusi per ferie e con gli appartamenti tutti disabitati, quasi tutti.
Molti romani erano ormai fuori città, al mare o in montagna e comunque lontani da quella temperatura insopportabile. Roma si svuota sempre ad agosto, lo sapeva, per lei era una novità trovarsi in città in piena estate e per di più così assalita dallo scoraggiamento.
Neanche per un attimo aveva preso in considerazione l’invito di alcuni suoi amici di fare un giro nelle isole della Grecia e ciò che più le dava fastidio era il non aver detto di no per quella sostituzione. In fondo il suo capo, un avvocato, era una persona gentile, al punto che quando le chiese di creare un archivio di tutti i clienti e di proseguire a lavorare almeno la prima settimana di agosto a studio chiuso, si sentì di accettare per non deluderlo e perché le piaceva che contasse su di lei.
Era il suo lavoro, anche se si trattava di un’occupazione di soli due giorni a settimana, il martedì e il giovedì… e pensare che quello era il primo dei due di una settimana che si annunciava lunga e calda. Stare in ufficio sperava la distraesse dall’assenza del suo ragazzo, sempre così prepotentemente presente nella sua testa, ma forse sarebbe stato meglio andare in Grecia. Perché pensarci ancora, l’occasione era ormai persa.
Sembrava quasi inverosimile un’interruzione in quel fermo immagine della città e dei suoi pensieri, così in contrasto con il subbuglio dell’animo, ma il citofono stava suonando già per la seconda volta.

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