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Crimini d’Autore

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Alcuni macabri omicidi avvengono in una tranquilla cittadina, le vittime vengono lasciate in pose prestabilite, come fossero le protagoniste di alcuni celebri dipinti. Il serial killer è attento e cauto, non lascia nulla al caso, o quasi. Di questa serie di omicidi se ne occuperà il maggiore dei carabinieri Bruni Tedeschi che dovrà anche destreggiarsi nella propria vita privata, tra amore e amicizie.

Francesco Inches è nato a L’aquila il 18 Agosto del 1980. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali dal 2009 lavora nel mondo della scuola come insegnante di Storia dell’Arte.
Adora viaggiare per il mondo alla scoperta di nuove culture e divorare libri.
Crimini d’Autore è il suo romanzo d’esordio, pubblicato dalla casa editrice: WritersEditor.

Anteprima non editata

Prologo – Febbraio 2003

Anche se l’inverno stava finalmente recitando le battute finali della sua stagione, il vento gelido che veniva dal nord continuava imperterrito ad imperversare sulla città come protagonista indiscusso dell’ultima settimana. Erano da poco passate le dieci di sera e le vie principali del centro storico si erano oramai lentamente svuotate del frenetico movimento di macchine e pedoni. Solo alcuni locali, frequentati per la maggior parte da studenti universitari fuori sede, avevano ancora le serrande alzate e regalavano un po’ di genuina vivacità a tutta la zona. La stessa giovanile vivacità che quella fredda sera sembrava stranamente assente al civico 8 di via Settembrini distante solo pochi metri da uno di questi animati bar cittadini. All’interno del trilocale le luci erano tutte accese, chiaro segno della presenza degli inquilini in casa, ma era un silenzio quasi irreale a dominare la scena casalinga. L’unico televisore presente nell’appartamento era spento, la cucina sembrava una landa desolata con il lavello pieno di piatti e posate in attesa ancestrale di essere lavati, mentre il comodo divano in pelle del soggiorno era incredibilmente disabitato. Un rapido battere sulla tastiera di un computer, uno fastidioso scricchiolio di una sedia, uno leggero sospiro di noia fungevano ogni tanto da flebile sottofondo di presenza umana, provenivano timidamente da una delle due camere da letto della casa. All’improvviso, il monotono silenzio fu rotto da una squillante voce maschile.
Allora sei pronto? Domani è finalmente il gran giorno, non dirmi che te la stai facendo sotto dalla paura dopo tutti questi mesi chiese Dodo affacciato dall’uscio della sua cameretta.
Ma scherzi? – disse Tommaso prontamente – Sono due anni che faccio ricerca gratis e sbattendomi come un pazzo per quella merda del Guarnieri. Non vedo l’ora di poter discutere del mio lavoro davanti a quei parrucconi altezzosi dell’università. Non sai quante ore ho passato tra biblioteche, archivi e chiese varie a studiare ogni minimo dettaglio per avvalorare a pieno la mia tesi su quella benedetta pala d’altare -.
Lo so, lo so, mesi e mesi ad analizzare ogni singolo millimetro di quella tavola e ora non aspetti altro che il tuo momento di gloria per ripagarti dei tuoi sacrifici e del tuo impegno. Non vorrei farti da uccello del malaugurio, ma dovrai stare molto attento se come contro-relatore ti è capitato un osso duro come Vannugli – affermò con un tono a metà tra l’entusiasta e il preoccupato.
Non lo conosco personalmente…mi hanno detto che è un docente assai puntiglioso e umorale con un’esperienza ultra decennale nell’ambito della ricerca – rispose prontamente.
Chi te lo ha descritto così ha, diciamo, edulcorato la sua figura – sorrise nervosamente Dodo – in realtà è un vero e proprio stronzo che non guarda in faccia nessuno, attento a curare solo i suoi interessi personali e la sua posizione all’interno della facoltà. Ti ricordi di Giulia? La ragazza mora di Siracusa, che era innamorata persa di Valerio? – chiese all’amico.
Onestamente no per cui deduco che non era una tipa interessante per i miei elevati canoni di bellezza femminile – sogghignò lui pensando alle complicate strategie amorose del Dodo che seguiva da sempre il mito della donna-angelo, non di stilnovistica memoria però.
Beh la Giulia fu costretta a tornare in terra di Trinacria per completare gli studi presso un’altra università perché il buon Giancarlo Vannugli la bocciò in tre sessioni consecutive d’esame. Le solite malelingue sostenevano che in realtà la poverina non si fosse mai piegata alle sue attenzioni di carattere non accademico, diciamo…Se fosse veramente così non ti dovresti di certo preoccupare per domani – scoppiò in una fragorosa risata.

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