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Il cerchio di Luce

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Nascere sotto una buona stella non sempre è sinonimo di cavalcate trionfali.
Ale ha un passato da predestinato ricco di successi personali e sportivi, ma il destino, è noto, spesso si diverte a disegnare traiettorie ingannevoli e vigliacche. Una serie di rovesci lo ha portato, all’età di quarant’anni, in una condizione miserevole fatta di stenti ed espedienti.
Quando la bellissima e ricchissima Giada, amore mai concretizzato, riemerge dal passato, l’incarico di pedinare il marito fedifrago appare semplice e molto ben remunerato, nel giro di un niente la situazione assume però una piega imprevista e drammatica ed Ale si ritrova al centro di un traffico internazionale di stupefacenti, al cospetto di una scia di sangue senza fine.

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Categoria:
Anteprima non editata

15 SETTEMBRE 2008

“Un altro giorno è scivolato via, l’ultimo di questa settimana orribile. È sera, il sole picchia ancora contro i tetti delle palazzine ma le strade sono già ostaggio di ombre lunghe e avvolgenti.
L’afa non dà tregua anche se l’atmosfera è ormai quella tipica delle giornate settembrine, declinante e malinconica. Per le vie si respira un’aria più compassata, c’è meno gente.
Nei bar degli stabilimenti balneari le vetrine delle bibite e dei gelati cominciano ad accusare qualche vuoto, sulla spiaggia gli ombrelloni rimangono quasi deserti fino al sabato, davanti ai bagnini oziosi seduti in riva al mare sfilano solo sederi sfatti e pelli morte, non più lo sciame di gioventù bella e gaudente di inizio stagione o la fiumara delle giornate ferragostane.
Ancora pochi giorni e Viareggio ritroverà la sua dimensione di meta da pendolari del fine settimana, ostaggio di lucchesi annoiati e oppressi dal senso di chiusura che i monti impongono frapponendosi tra loro ed i cieli aperti.
La vita rallenterà i suoi ritmi, i viareggini rientreranno nei ranghi delle abitudini: scuola o lavoro, a seconda dell’età, durante la settimana, per gli sportivi allenamenti pomeridiani, hockey e poi pizza al sabato sera per i molti appassionati delle rotelle, corsetta in pineta, se il tempo lo permette, la domenica mattina e tante, tante passeggiate in cima al molo, soprattutto all’imbrunire. Tutto quanto in attesa che arrivi il carnevale a spezzare la monotonia dei giorni tutti uguali, trampolino di lancio verso Pasqua ed una nuova stagione da bere tutta d’un fiato.
Guardo l’orizzonte infuocato color lava, oltre la vetrata del mio attico vista mare. Da fuori mi giunge il chiacchiericcio di un gruppetto di ragazzini intenti a spendere gli ultimi spiccioli di vacanza. Ricordo la mia gioventù ma non so decidermi se invidiarli o meno. No, non li invidio, sto meglio adesso. Per lo meno stavo meglio fino a qualche mese fa. L’hamburger mi galleggia nella troppa acqua minerale bevuta per mandarlo giù. Mi ritorna un sapore che è uno schifo.
È tutto uno schifo!

Sulla mia scrivania ci sono tre telefonini next generation, un palmare, il pc connesso su una chat line; il fax sopra il mobiletto nero sembra già preistoria. Siamo nell’era della comunicazione veloce, immediata… facile. Ed è assai strano, nel settembre 2008, ricevere nello stesso giorno ben due lettere. Si, proprio lettere, di quelle che si scrivevano con carta e penna, quelle a cui si affidavano parole lungamente meditate, pensieri profondi, messaggi d’amore. Erano anni che nella mia buca non ne trovavo più, solo depliant pubblicitari, estratti conto della banca e bollette di vario genere. Eppure ne ho ben due qui davanti. Diverse e uguali allo stesso tempo, mi raccontano la stessa triste storia vista da due angolazioni differenti. È come se fossero la stessa canzone interpretata da due artisti, ciascuno con i suoi arrangiamenti ed i suoi sentimenti. La prima è stata imbucata a mano da una donna a me sconosciuta, che si firma Serena e che sembra conoscermi attraverso parole altrui. Sulla busta c’è scritto solamente “per Stefano”. La seconda invece… la seconda è perfettamente indirizzata, affrancata e reca il timbro postale di pochi giorni fa. La seconda, sia maledetta, me l’ha mandata Alessandro. Ale per gli amici…

Eh si, Ale… Ale io l’ho conosciuto in prima media. Se c’è una cosa che non ho mai capito è perché mai dal quartiere varignano sia venuto a scuola proprio in centro. A quel tempo, ed in parte anche dopo, ero solo un secchioncello di buona famiglia, timido e impaurito
-Ciao, come ti chiami?-
-Stefano-
-Io Ale, che sport fai?-
Non praticavo nessuno sport. Mio padre non lo reputava necessario
-Sai che faccio hockey su pista, perché non vieni anche tu?-
L’hockey su pista non sapevo nemmeno cosa fosse, la mia conoscenza si limitava al calcio e molto superficialmente.
Non so perché ma risposi di si. Solo che quando lo dissi a mio padre si mise a ridere e non mi prese in minima considerazione. Per la prima volta nella mia carriera di figlio mi incazzai e dopo infinite discussioni ottenni almeno un no motivato, anche se fasullo: i pattini costavano troppo. Figuriamoci, in casa mia c’era di tutto, giravamo con un macchinone da paura, vestivamo come la famiglia reale, facevamo vacanze di un mese in Costa Azzurra… e quello mi veniva a raccontare che i pattini costavano troppo!
-Ci penso io- mi rispose Ale quando glielo dissi
Non so come fece, ma dopo una settimana arrivò a scuola con un paio di pattini in ottimo stato. Calzavano un po’ larghi però con tre paia di calzini il problema era risolto.
– Domani alle quattro alla pista in darsena c’è il corso principianti. Sei un po’ grandicello ma non preoccuparti ti insegno io, così tra poco passi nel mio gruppo-
Nemmeno lo conoscevo e già credevo ciecamente a tutto quello che diceva.

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