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Flower

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La storia di un amore raccontato attraverso i fiori, rose sfiorite dipinte su tela bianca e margherite tra i capelli di un fantasma. Un amore fatto di poche parole e tante promesse, di solitudine e speranze; senza nomi, perché chiunque può esserne il protagonista.

Candida Noise vive e compone le sue opere nella città eterna di Roma.
Flower è il suo romanzo d’esordio, pubblicato dalla casa editrice: WritersEditor.

Anteprima

Non è un caso che io sia qui il trentuno ottobre; tra i trecentosessantacinque giorni del calendario, quello che precede la festa dei morti è malinconico come l'incedere pesante dell'autunno, e mi somiglia. Sin da quando ero bambina non era facile ottenere confidenza da parte mia: me ne stavo in un angolo a braccia conserte, sguardo basso, troppo impegnata a sfuggire i giudizi del mondo intero. I bambini sanno essere crudeli. Erano tanti a puntare il dito tra risate di scherno dicendo che portavo sfortuna, che ero una strega, convinti che non parlassi perché qualcuno mi aveva staccato la lingua appena nata. Sin da piccola ho imparato a tenere chiusi occhi ed orecchie, costringendomi a non sentire né provare più niente, fino a soffocare dentro i miei stessi silenzi. Ho sempre saputo di non destare interesse, nei coetanei come negli adulti. Di risultare invisibile, nel migliore dei casi, con la certezza di nessun aggettivo del vocabolario in grado di descrivermi senza scivolare nella banalità.

Fin quando tu l’hai scelto per me: ‘’crepuscolare’’.
“Sei una creatura crepuscolare”, hai detto una notte mentre fumavamo affacciati alla finestra e, a pochi metri da noi, una falena continuava a corteggiare la luce del lampione, ignara di cosa le sarebbe successo a furia di insistere.
“Come le falene? Sono stupide, muoiono fulminate.”

Tu fumavi una delle tue sigarette sottili e dall’odore pungente che riempiva la stanza, si incollava ai tessuti, ai capelli, ovunque. “Non come una falena…è diverso.”
“E come, allora?”
“Come qualcosa di struggente e poetico insieme.”
Quella stupida falena continuava a sbattere contro il lampione, zigzagando, fin quando ha capito era meglio volare via, alla ricerca di una morte meno impegnativa.

Ci piaceva stare affacciati alla finestra, i nostri profili tratteggiati dalla luce di un antico lampione, puntato sulla facciata del palazzo di fronte altrettanto vecchio, con le mura talmente scorticate da sembrare sull’orlo del collasso. Eppure, nonostante l’aspetto decadente è un palazzo robusto, sopravvissuto alla guerra e affacciato su una piazzetta lastricata di sampietrini, stanotte frustati dalla violenza di una pioggia scrosciante e ghiacciata. Nell’abitazione di fronte qualcuno ha lasciato un lumino acceso sul davanzale, forse per guidare i morti durante la traversata in questa tetra notte di Halloween. Servirebbe anche a me una candela nel momento in cui spalanco la porta sull’ingresso buio dell’appartamento, facendomi strada un po’ a tentoni, un po’ guidata dall’abitudine di passi che cono-
sco a memoria, che ho soltanto smesso di percorrere. Non mi spaventa questa nottata piovosa, la casa è familiare
come le mie tasche e io ho l’istinto della falena: mi muovo nell’ombra attratta dalle luci pallide del lampione e della luna al di là delle finestre, che mi indicano la strada.

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Spedizione prevista per Ottobre 2020

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