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Destini incrociati

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1289, la vita di Ciardo, poco più di un bambino, è stravolta dalla battaglia di Campaldino che lo costringe ad abbandonare il suo piccolo villaggio e partire in cerca di fortuna. Ljuba invece è una schiava, venduta dalla madre per sopravvivere alla carestia.

Entrambi si ritroveranno nella Venezia di fine ‘200, una città più grande di loro, piena di intrighi e congiure, dove nulla è mai esattamente come sembra.

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Anteprima non editata

Il Kraciun stava arrivando.
Non riusciva a vederlo, ma ne sentiva l'alito gelido.
Ljuba aprì la porta dell'isba, l'abitazione di tronchi nella quale abitava e cominciò a correre nel buio. I piedi nudi affondavano nella neve fresca, impedendole di muoversi alla velocità che avrebbe desiderato.
Apriva e chiudeva gli occhi in modo convulsivo, tentando di farli abituare al nero pesto della notte e sperando, ogni volta che li riapriva, di scorgere un appiglio. Una luce.
Nulla.
Soltanto tenebre. Solo la notte, dimora del Kraciun.
Andando a memoria curvò a destra, per evitare la parete della stalla, poi rallentò per un istante. Le tempie le pulsavano e i piedi erano già privi di qualsiasi sensibilità, ma non poteva permettersi di rallentare, continuava a sentire il fiato del mostro sulla schiena, più freddo del vento invernale.
Doveva prendere una decisione: andare dritta verso la strada o tornare su ed addentrarsi nel bosco?
Forse gli alberi avrebbero fermato il Kraciun, forse la Baba vedendola in difficoltà, sarebbe arrivata in sella al suo mortaio per salvarla.
Il bosco.
Quell'entità magica e spaventosa, quel luogo che sua madre le aveva insegnato a temere ora sarebbe stata la sua salvezza. Affondò con forza il piede destro, poggiando su di esso tutto il peso del corpo, così da poter curvare senza perdere velocità.
In quel punto, però, la neve si stava ghiacciando ed il suo piede di bambina anziché affondare scivolò, facendola rotolare per terra.
Tentò di rialzarsi, ma mentre lo faceva sentì il corpo del Kraciun adagiarsi sopra di lei.
Ljuba chiuse gli occhi e serrò la mascella, preparandosi alla morte.
Non avrebbe più potuto aiutare sua madre nell'isba e nella stalla.
Non avrebbe più aspettato con ansia la sera, per fare finta di addormentarsi e ricevere la carezza di suo padre sulla guancia.
Soprattutto, le sarebbe stato impossibile baciare di nuovo la fronte di Yaroslav.
Al pensiero che sarebbe morta senza nemmeno poter dire addio al fratello aprì gli occhi, per gridare al Kraciun tutta la sua rabbia.

-Ljuba, cosa succede?
La ragazza si era alzata urlando ed ora sedeva rigida e con gli occhi sbarrati, mentre alcune gocce di sudore le imperlavano la fronte.
La madre individuò la mano della figlia, guidata dal tenue rossastro degli ultimi carboni che scoppiettavano sul focolare.
-Ljuba, amore, va tutto bene.
La bambina era ancora intontita, continuava a sentire il tocco spettrale dell'uomo nero sulla schiena. Le era già capitato di fare incubi del genere, ma stavolta sembrava veramente che il Kraciun fosse venuto a portarla via.
-K… K… Kraciun- sussurrò con voce flebile.
La madre non disse niente, era abituata a quei momenti. Avrebbe voluto entrare nei sogni della figlia ed aiutarla a sconfiggere quella paura, ma sapeva che non era possibile. La accarezzò sulle braccia fino a sentire i muscoli distendersi, poi si girò verso di lei e la cinse intorno alle spalle.
Ljuba poggiò la testa sul petto della madre e chiuse gli occhi, ma quella notte, come le succedeva sempre, non riuscì più a riprendere sonno.

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Spedizione prevista per Giugno 2021

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