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Berlino 1945

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Siamo nel periodo più buio della storia recente, la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati avanzano e il potere della Germania scricchiola. In questo scenario si inserisce la storia d’amore di Giulio e Giulia, romani di nascita trapiantati nella Germania nazista.

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Anteprima non editata

La mattina del 28 ottobre 1922, Ursula Diehm, la giovane moglie di Werner Richarz, console di Germania a Roma, cominciò ad avvertire i primi sintomi di un imminente parto che la sua inesperienza ( era andata a nozze, appena ventenne, da meno di un anno ) attribuì, al momento, a un disturbo intestinale, ma non ingannarono la cameriera romana addetta al suo servizio che si precipitò ad annunciare l’ evento al marito negli uffici del consolato, al piano terra della stessa palazzina del loro appartamento privato.
L’auto di servizio impiegò più tempo del necessario per attraversare il centro di Roma, da Piazza Barberini, sede del Consolato di Germania, alla clinica privata “Giulio II°“ in via Tiepolo, ai prati, a causa di un imprevisto corteo, apparentemente di scalmanati con la camicia nera, che rendevano intransitabile il Corso Vittorio Emanuele costringendo l’autista a ripetute soste con deviazioni nelle stradine laterali.
Ursula Diehm qualche ora dopo, premurosamente assistita dal personale medico, partorì felicemente una bambina, che i genitori concordemente chiamarono “ Giulia “ come la clinica ove era nata.
Quasi nello stesso momento, al terzo piano nasceva il figlio dei coniugi Barresi, che i genitori, anch’essi, per l’identico motivo, chiamarono “Giulio”.
Giulio Barresi e Giulia Richarz trascorsero ventidue anni della loro vita ignorandosi, finché il caso volle che una sera di agosto del 1944, si ritrovarono l’uno accanto all’altra davanti il banco mescite di una birreria italiana della Kuffdammestrasse di Berlino.

Giulia Richarz aveva vissuto a Roma i primi dieci anni della sua vita, a Roma aveva frequentato le classi elementari in una scuola pubblica statale, così come volle il padre, rifiutando i privilegi dell’Istituto privato “Internazionale” per i figli del corpo diplomatico.
Nel febbraio del 1933, un mese dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler, il ministero degli esteri, in un programma di radicale rinnovamento del corpo diplomatico, richiamò in patria il Console Werner Richarz, assegnandolo a un proprio ufficio amministrativo della capitale.
La rimozione dall’incarico era stata una sorta di punizione, anche se non pronunciata, messa in atto dalla nuova politica adottata con l’avvento del regime nazionalsocialista, per quelle comunicazioni di servizio che il Console aveva trasmesso da Roma al suo Ministero con giudizi non troppo lusinghieri per il governo italiano nato dopo la “marcia su Roma” dei fascisti del millenovecento ventidue.
Nel 1936 Giulia Richarz, nonostante una decisa opposizione di suo padre, si iscrisse nella “gioventù Hitleriana” partecipandovi attivamente e nel settembre del 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, nelle formazioni femminili delle SS.
L’anno successivo sposò il Colonnello SS, standartenfuhrer Emil Konrad, di vent’anni più grande.
Ma, a quel punto, il console suo padre, che era stato da sempre contrario a quella che credeva soltanto una infatuazione giovanile della figlia, era morto.

I coniugi Konrad al ritorno da un breve viaggio di nozze in Italia con sosta all’isola di Capri, andarono ad abitare nella casa di famiglia di lei, in Alexanderplaz, anche “per non lasciare sola la mamma” come Giulia volle precisare per giustificare una decisione alla quale, comunque, il marito non vi aveva dato peso, tanto più, ma Giulia ancora non lo sapeva, che il colonnello Emil Konrad era stato destinato al “servizio civile” del governatorato generale per le aree occupate della Polonia.
Il governatorato generale, nato il 12 ottobre 1939 per decreto del Fuhrer, era il nucleo centrale di uno stato, la Polonia, di fatto, dopo la spartizione fra Germania e Unione Sovietica, non più esistente, diviso nei quattro distretti, Cracovia, capitale, sede del “governatorato, Varsavia, Lublino e Radon.

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