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Ali & radici

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Fu nell’anno 476 dell’ Era Restaurata che i fratelli Quercia e Argene si conobbero e da questo incontro nacquero Legami eterni di Sangue, in un periodo storico in cui le Nazioni si erano richiuse su se stesse, in cui avevano di nuovo alzato dazi e barriere e mura. In un periodo in cui il mondo era ripiombato in una sorta di medioevo moderno e crudele, dove le guerre di millenni passati avevano lasciato pochi in vita e una terra distrutta, dimentica di ogni splendore e conoscenza; perché nei secoli cambiano i costumi e le vicende, ma i cuori corrotti e i cuori puliti restano sempre fedeli a se stessi.

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Anteprima non editata

Fu nell'anno 476 dell’ Era Restaurata che i fratelli Quercia e Argene si conobbero e
da questo incontro nacquero Legami eterni di Sangue, in un periodo storico in cui le Nazioni si erano richiuse su se stesse, in cui avevano di nuovo alzato dazi e barriere e mura. In un periodo in cui il mondo era ripiombato in una sorta di medioevo moderno e crudele, dove le guerre di millenni passati avevano lasciato pochi in vita e una terra distrutta, dimentica di ogni splendore e conoscenza; perché nei secoli cambiano i costumi e le vicende, ma i cuori corrotti e i cuori puliti restano sempre fedeli a se stessi.

I DUE MONDI

La famiglia Quercia era una famiglia ricca, ricca da generazioni, in un tempo in cui si moriva di fame. Una lunga storia militare accompagnava da sempre la fortuna di questa famiglia, in un tempo violento, in cui era la Guerra ad unire gli uomini, in cui la Pace non aveva radici.
Il padre di Ezio e Atto, Generale delle Forze Speciali, era morto nell'ultima guerra del Mediterraneo, lasciando a sua moglie e a suoi figli l' intero patrimonio della famiglia.
Mentre Amina cresceva i suoi bambini nell'amore e nella sicurezza economica, a sud, nelle
campagne appena fuori dalle mura della città, la madre di Argene partoriva sua figlia in mezzo alla strada, nella completa indifferenza di puttane e straccioni.

L' infanzia di Argene fu totalmente priva di amore e sicurezze, la sua casa semplicemente quattro mura su una strada polverosa di campagna. Ma Argene era una bambina sveglia, che sapeva badare a se stessa, aveva una sensibilità profonda che la faceva sentire persa in un mondo tanto ostile eppure mascherava questo suo universo interiore con una forza e una tenacia sorprendenti. Giocava da sola, creandosi amici immaginari, sirene nelle pozze di Lago Lungo, città meravigliose sulle cime degli alberi e schiere di folletti nel sottobosco.

LA VILLA E L' ISTITUTO MILITARE

Una mattina di Aprile, all'età di nove anni, Argene fu svegliata presto da sua madre, la fece vestire senza dire una parola, pettinò i suoi lunghi capelli rossi e la spinse fuori dalla porta, richiudendosela alle spalle.
Una carrozza nera sostava al di là del ponte, un uomo con una brutta cicatrice su un occhio le andò incontro. Le mostrò un foglio, ma Argene scosse la testa, facendogli capire che non sapeva leggere.
“C'è scritto che adesso appartieni al Conte di Roccaspada, tua madre ti ha ceduto a lui sotto Regolare compenso. Questo è il Contratto che ti lega al Signor Conte fino ai diciotto anni di età.”
La bambina salì sulla carrozza. Nessuno le disse più una parola. Attraversarono la città appena sveglia, il dolce profumo del glicine arrampicato sui terrazzi di case torre, fornai con i loro pan di ramerino, il mercato del pesce, uomini e donne indaffarati nelle strade lastricate di pietre grigie.
Svoltarono a nord, ritrovandosi in Via dell'Agata, costeggiata da negozi e dimore eleganti con giardini splendidi e qui, di fronte al portone di legno intagliato di una di queste ville, lo sguardo liquido di Argene incontrò per un attimo quello tagliente di due gemelli. Pronti a trasferirsi quel giorno stesso all'Istituto Militare.

L' Istituto Militare era il primo passo per diventare Soldati Speciali. Una scuola dura, fondata sull'istruzione, sull'esercizio fisico, sulla competizione e sulla tattica militare. Ezio e Atto all'età di dodici anni, erano due ragazzini forti, alti, fisicamente diversi l'uno dall'altro, nonostante fossero gemelli, ma entrambi dotati di una mente sveglia e di un carattere piuttosto violento. Amina li aveva amati con dolcezza, ad insegnare loro che nella vita era necessario avere un cuore buono e giusto, ma al tempo stesso li aveva cresciuti nelle regole ferree che suo marito avrebbe impartito loro, per prepararli ad affrontare un mondo feroce, un mondo corrotto e vigliacco, un mondo in cui i cuori buoni e giusti andavano protetti sotto armature di metallo.

Argene fu lasciata di fronte ad un cancello nero a tarda sera. Un cancello di una villa in pietra, dalle dimensioni colossali. Tutt'intorno campi, boschi e un ruscello sovrastato da un mulino. Qua e là fattorie e annessi agricoli.
Una donna magra, ingessata in un rigido vestito scuro, con i capelli raccolti in un'acconciatura impeccabile le andò incontro, aprendo il pesante cancello. La osservò da capo a piedi, con un'espressione totalmente priva di qualsiasi benevolenza.
“Sei in ritardo” esordì. “Avanti, vedi di seguirmi, il Signor Conte vuole vederti subito, in modo da destinarti alla mansione che più riterrà appropriata.”
La bambina seguì la donna all'interno del palazzo: soffitti a volta altissimi illuminati da lampadari di cristallo, divani di velluto e broccato, tappeti e affreschi. Un luogo sfarzoso, opulento negli intarsi dei legni dorati dei mobili, eppure tetro, malvagio. Una strana inquietudine prese Argene al cuore, un insano presentimento si sviluppò come un incendio nella sua giovane mente mentre saliva la scalinata in marmo e percorreva il corridoio fino alla camera del Conte di Roccaspada.
La donna bussò alla porta e una voce profonda accordò il permesso ad entrare. La camera era completamente intrisa in una spessa coltre di fumo, un uomo grasso e con baffi neri appiccicaticci fumava un enorme sigaro seduto alla scrivania. Le dita erano ingioiellate da anelli d' oro, troppo stretti, pensò Argene, per non farle sembrare delle salsicce strizzate.
“Bene bene…” mormorò lui alzando un sopracciglio. “Il tuo nome?”
“Argene, Signore.”
“Uhm… Un nome insolito per una ragazzina insolita… Capelli rossi, alta, magra… Occhi verdi?”
Argene scosse la testa. “Grigi… e un po' blu… Credo, Signore.”
L'uomo si alzò, afferrò un candelabro e illuminò gli occhi della bambina. Sorrise soddisfatto.
“Si, grigi, screziati di blu. Molto belli. Non ricordo, da dove viene, signorina Bona?”
“L'avete acquistata nelle campagne di Lago Lungo. Presuppongo sia totalmente priva di un qualsivoglia genere di istruzione” rispose lei, quasi seccata.
L'uomo tornò a sedersi, accese il sigaro e sparse per la stanza una boccata di fumo denso. Aprì un enorme registro in pelle. Lo consultò per alcuni minuti, poi iniziò a scrivere. Infine si rivolse alla donna.
“Questa la voglio nella sartoria, ripresentatela qui all'età di tredici anni. Vedremo cosa ne avrà fatto di lei il tempo… Trovatele un letto per stanotte e domattina fatela visitare, se è sana, affidatela alla sua Istruttrice, altrimenti che torni indietro.”

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Spedizione prevista per Luglio 2021

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