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Passione Gialli – Episodio 3 L’incorreggibile Lupin

È stato il ladro gentiluomo più famoso del Novecento.

È nato a Caux, Francia, nel 1874 da Henriette d’Andrésy e Théophraste Lupin.

Era affascinante, indossava un frac nero, un cappello a cilindro, un paio di guanti bianchi e non mancava mai di sfoderare il suo prezioso monocolo.

Era elegante, amava le donne e si vantava di essere un intelligente fruitore del bello.

È stato un abile trasformista ed era dotato di uno spiccato senso dell’umorismo tanto da firmare volontariamente i propri furti all’unico scopo di farsi beffe degli investigatori costretti a corrergli dietro.

Lui era Arsène Lupin.

Come se questo nome non fosse già sufficiente a presentare il personaggio del quale ci occuperemo in questo terzo appuntamento, vorrei aggiungere un dato, tanto importante quanto poco conosciuto: si racconta che, tra il 1901 e il 1902, Lupin, incarcerato e affranto dalla propria meschina esistenza, abbia incontrato un giovane Marcel Leblanc e gli abbia affidato l’arduo compito di mettere per iscritto le sue mirabolanti avventure.

Ebbe così inizio la storia di uno dei ladri più colti e astuti di sempre, attraverso il racconto di un furto di gioielli compiuto a opera del nostro protagonista imbarcato su una nave di lusso diretta negli Stati Uniti.

Fu con questa prima breve avventura, intitolata L’Arrestation d’Arsène Lupin che, nel 1905, venne messo a disposizione del grande pubblico la prima di tante storie apparse sulla rivista Je sais tout – realizzata e coordinata da Pierre Lafitte – almeno fino al 1941, anno della morte di Leblanc.

Dopo la sua prima apparizione in pubblico nel numero 6 della suddetta rivista, Lupin divenne rapidamente una vera e propria star del palcoscenico romanzesco dell’epoca tanto che iniziò rapidamente a girare la voce di alcuni avvistamenti di lui e Leblanc, a cavallo delle loro biciclette, a spasso insieme lungo le strade della Normandia.

Fino a questo punto però, abbiamo parlato del momento di svolta nella biografia di Lupin ma, da dove è nata la figura di questo ladro gentiluomo, amante delle arti e che, spesso, rubava ai ricchi e non alla povera gente? 

Chi è stato Arsène Lupin prima di diventare l’icona che tutti conosciamo per aver letto i romanzi, per aver guardato film o ancora per essere stati incollati allo schermo del televisore quando andavano in onda i cartoni giapponesi in cui appariva un Lupin dalle lunghissime gambe? 

Secondo l’idea di Leblanc, egli discenderebbe da un generale napoleonico, Arsène Lupin, il quale ebbe l’incarico di condurre le truppe dell’Imperatore nella difficile battaglia di Montmirail – avvenuta nel 1814 – poco tempo prima di essere declassato a generale di divisione a seguito di uno screzio tra lui e sua altezza l’Imperatore Napoleone.

Passato di categoria e rientrato dall’esercito, Arsène decise di sposare una cugina, contessa di Montcalmet, e di fissare la propria residenza tra le rovine del Castello d’Orsay. Qualche tempo dopo nacque il piccolo Théophraste il quale, seguendo la scia del suo familiare, si assicurò una vita fatta di furtarelli, inganni e bugie nonostante, ufficialmente, egli fosse riconosciuto dalla società come un ingenuo e squattrinato maestro di ginnastica amante della scherma e delle box. Ovviamente queste caratteristiche furono le stesse che la famiglia dell’adorata moglie non prese troppo in simpatia tant’è vero che, dopo la denuncia e l’arresto del marito – condannato a scontare la propria pena in terra americana –, Henriette venne cacciata dalla casa paterna e, con il piccolo Arsène attaccato alla gonna, la donna decise di chiedere aiuto al cugino Duca di Dreux-Soubise. Nel 1880 ella venne impiegata presso la casa del parente come inserviente della Duchessa e Arsène, che ormai aveva raggiunto l’età di 6 anni, da buon figlio di suo padre, iniziò a mettere a segno qualche piccolo furto fino all’ultimo, alla scomparsa della collana che la Regina in persona aveva donato alla Duchessa. 

Neanche a dirlo fu la povera Henriette a essere accusata della sparizione del prezioso gioiello e fu messa, ancora una volta, alla porta.

Iniziò a girare per le vie di Parigi alla ricerca di un riparo; questa volta sola dopo aver deciso di affidare il figlioletto alle cure della Signora Victoire, proprietaria di una piccola abitazione nella nordica regione di Normandia.

Di sua madre Arsène non seppe più nulla se non che ella morì sei anni più tardi.

Durante il periodo della sua formazione, Lupin ebbe modo di studiare medicina, diritto e belle arti diventando attore di teatro e insegnante di giapponese. Praticò la prestidigitazione e portò a termine un periodo di apprendistato, sotto lo pseudonimo di Rostat, al fianco dell’illusionista Pickmann.

Non sarà una sorpresa per voi sapere che, dato l’indole e il percorso scelto dal nostro Lupin, già all’età di 20 anni, egli aveva collezionato una serie di incontri e scontri con la gendarmeria già stanca di essere continuamente beffata da quell’astuto giovane particolarmente abile nell’arte del camouflage rubando identità e interpretando diversi ruoli sociali a suo piacimento.

La vita procedeva a gonfie vele regalando ad Arsène momenti di pura adrenalina ma l’amore, si sa, arriva quando meno te lo aspetti portando spesso la propria vittima a rinunciare a buona parte di se stessa. Ma lupin rimane Lupin così, come fece suo padre prima di lui, si sposò e iniziò a vivere una doppia vita divisa tra il giorno e la notte – momento in cui acuiva il più possibile la propria mente per riuscire a scoprire quale fosse la provenienza di tutta la ricchezza appartenente al Re di Francia. Era un’ossessione, la sua, e si aggravò ulteriormente quando, il ladruncolo cadde vittima della perfina Joséphine Pellegrini – meglio conosciuta come la Contessa di Cagliostro – la quale lo iniziò all’arte del crimine permettendogli di perfezionare e affinare la propria tecnica, accresciuta così tanto da essere addirittura arrivata a superare quella della sua vendicativa insegnante. 

Era il ladro più famoso di sempre, ricco e in salute ma ciò non bastò a salvare l’amata moglie e il piccolo figlio persi entrambi troppo presto; questo fatto lasciò un profondo segno nel cuore di Lupin che decise di dedicare anima e corpo al crimine compiendo una rapina ai danni del Credito di Lione, emettendo falsi biglietti di banca e rendendosi il protagonista di vari altri furti in numerosi castelli sparsi per tutto il territorio francese.

La sua vita seguì questo percorso fino all’estate del 1901 quando fu intercettato dallo storico rivale, l’ispettore Ganimard, subito dopo l’attracco del transatlantico  – di cui sopra – al porto di New York.

Con l’arresto di Arsène Lupin, un’epoca sembrava essere giunta al termine eppure, con sorpresa di tutti, egli non smise mai di far parlare di sé dichiarando i propri piani per una prossima evasione – ovviamente riuscita – e seguita da una serie di furti di opere d’arte compiute ai danni di importanti musei europei e che prevedevano la sostituzione del dipinto reale con una sua identica copia.

A questo punto Leblanc sentì la necessità di introdurre la figura di un altro genere d’ispettore, più abile di Ganimard, per riuscire a fermare il sempre più inafferrabile Lupin; è esattamente in questo momento che venne creato l’unico e vero alter ego dell’inglese  Sherlock Holmes – Herlock Sholmès –, il quale fu immediatamente messo alla prova in occasione del furto di un prezioso diamante blu. 

Prova superata! 

Lupin venne nuovamente rinchiuso dietro le sbarre – inutile dire che la sua fuga fu quasi contemporanea all’arresto, vero?

Non sembrava esserci rimedio, Arsène Lupin pareva fatto di una materia diversa rispetto al resto dell’umanità, capace di dissolversi nel nulla senza lasciare alcuna traccia del proprio passaggio.

Dopo una serie notevole di furti e incidenti che causarono anche la morte di alcuni innocenti coinvolti involontariamente negli inseguimenti e in sparatorie, Lupin decise di redimersi e di diventare un uomo onesto perciò, sotto la falsa identità di Monsieur Lenormand, prese il comando della Sûreté parigina. 

Niente da fare, i fantasmi del passato sembravano non voler abbandonare il ladro in pensione, il quale inscenò il proprio suicidio per cambiare nuovamente identità e, sotto il falso nome di Luis Perenna, iniziare a prestare servizio tra i soldati della Legione straniera.

Dopo anni trascorsi lontano dalla propria patria, ormai cinquantenne, e dopo aver subito l’ira della rancorosa Joséphine che lo costrinse a scontrarsi in campo aperto con il proprio figlio ignaro della propria parentela, Lupin fece ritorno a Parigi; si faceva chiamare Horace Velmont e viveva in compagnia della sua anziana balia.

Era vecchio e stanco Arsène eppure non sembrava essere ancora giunto per lui il momento di appendere nell’armadio il suo inseparabile frac poiché un’organizzazione criminale iniziò a mostrare un particolare interesse nei confronti della sua enorme fortuna. 

Per affrontare quest’ultima impresa egli decise di dare corda ai ladruncoli: li fece avvicinare, li fece parlare e poi li denunciò tutti quanti alla polizia poco prima della sua fuga verso gli Stati Uniti.

Trascorsero alcuni anni e Lupin, sempre più vecchio e stanco, fece ritorno, questa volta, per destinare le forze rimaste all’assistenza dei bambini poveri delle baraccopoli del Nord della Francia: tutti impararono ad amare Capitan Cocoricò.

Lupin è stato un superuomo nella misura in cui si è sempre creduto al di sopra dell’uomo comune e delle sue leggi: si fa beffe del commissario Herlock Sholmès, arriva addirittura a imporre al Kaiser Guglielmo II di rinunciare alla lotta per le colonie e, non contento, si autoproclama erede dei Re di Francia impossessandosi del loro tesoro accuratamente nascosto in un rifugio segreto scavato in una guglia alta settanta metri e circondata dalle acque delle bianche scogliere della costa francese a nord-est di Le Havre.

Lupin, nonostante la scomparsa del suo autore, non morì mai per davvero grazie alla devozione e all’attenzione che numerosi artisti hanno prestato alla storia e al mito di questo ladro gentiluomo che i francesi amano immaginare a cavallo di una bicicletta in compagnia del vecchio Leblanc.

Noemi Veneziani