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Passione Gialli – Episodio 1 – La definizione di un genere

Quando ho iniziato a stilare la lista dei buoni propositi per questo 2020, mi sono trovata a ragionare su un aspetto della mia personalità su cui non mi sono mai effettivamente fermata a riflettere. 

Sono sempre stata una persona curiosa ma che difficilmente riesce a lasciarsi conquistare da ciò che il gusto personale relega oltre il labile confine della mia zona di comfort perciò, per inaugurare l’inizio del nuovo anno, ho pensato di proporvi una serie di incontri dedicati a un genere di letteratura a cui mi sono appassionata solo dopo aver terminato la lettura di Una granita al caffè con panna, un romanzo scritto da Giovanni Matteo Allone e pubblicato proprio da WritersEditor.

Come avrete capito non sono mai stata una grande lettrice di storie in cui uno o più commissari sono impegnati nella risoluzione del delitto perfetto eppure questa narrazione mi ha travolta facendomi scoprire un intero universo rimasto nascosto nell’ombra fino a questo momento. 

A differenza delle rubriche precedenti, questa volta stiamo per addentrarci in mare aperto perciò, prima del grande tuffo, credo sia necessario fare una premessa: le informazioni e i nomi principali di una vicenda editoriale tanto lunga e complessa sono davvero molti, per questo sono stata costretta a fare una selezione degli stessi tentando di rendere la lettura il più interessante e piacevole possibile.

«Che cosa è una detective story

Il titolo non deve essere applicato in modo indiscriminato a qualunque storia in cui il protagonista è un detective, professionista o dilettante; ad esempio un romanzo in cui l’eroe è un detective professionista che non va d’accordo con la moglie e quindi fugge via con la moglie di qualcun altro al capitolo 58, come tendono a fare i protagonisti dei romanzi moderni. L’elemento fondamentale di una detective story è la soluzione di un mistero, un mistero i cui elementi sono presentati in maniera chiara al lettore all’inizio della storia e la cui natura è tale da suscitare la curiosità del lettore, una curiosità che viene ripagata alla fine.» 

– Ronald Knox Best Detective Stories, 1939

Per riuscire a costruire una trama di questo genere – ricca di azioni da analizzare, personaggi da interrogare, luoghi da ricordare e che si regga perfettamente sulle proprie gambe – pazienza e concentrazione sono le qualità indispensabili poiché nessun dettaglio può o deve essere lasciato al caso.

Realizzare un buon romanzo giallo comporta un impegno non indifferente dal punto di vista della scrittore, il quale è costantemente sottoposto a una serie di domande alle quali deve trovare risposta così da poter seminare, nella narrazione, gli indizi utili al lettore per risolvere il mistero.

Il processo obbligato per una buona riuscita della narrazione è molto complesso ed è reso ancora più interessante nel momento in cui se ne scoprono le numerose sfumature che il lettore medio tende a ridurre a un unico colore.

Per intenderci se, per esempio, stiamo leggendo un hard boiled, ci troveremo di fronte una storia estremamente semplice e violenta in cui, bene o male, vengono sempre applicati gli stessi metodi di indagine per risolvere un enigma a cui non è difficile venire a capo – per vostro diletto, sappiate che questo genere diventa particolarmente di moda durante il periodo della Grande depressione americana, il periodo dei Gangster e delle riviste pulp.

Se invece a un hard boiled preferiamo addentrarci nella lettura di un’appassionante noir, incontreremo una narrazione composta da un miscuglio – sembre ben strutturato – di hard boiled ed elementi più classici. Oppure ancora potremmo preferire un police procedural, sottogenere che, nato solo nel 1945, evidenzia i reali metodi della polizia mettendo l’accento sull’azione di squadra invece che sul singolo investigatore.

Ovviamente questi sono solo alcuni esempi utili per farvi comprendere la vastità di questo filone letterario riconosciuto come giallo e sotto cui sono presenti numerosi altri colori che potete facilmente ritrovare nel maremagnum di internet se e solo se vi dotate di una buona dose di pazienza e curiosità; per questa sede ho preferito darvi solo un assaggio di quanto può essere difficile e stimolante approfondire un genere letterario di cui, fino a questo momento, non si aveva avuto la curiosità di conoscere.

Pensate che il primo testo conosciuto riconducibile a questo genere risale al  XVI secolo, più precisamente al 1548; in quell’anno Cristoforo Armeno – importante letterato di origini mediorientali – decide di tradurre e riadattare alla cultura cristiana occidentale un antico testo persiano intitolato Viaggi e avventure dei tre principi di Serendippo. Questo suo lavoro, pubblicato dall’editore veneziano Michele Tramezzino nel 1557, diventa così la fonte di ispirazione per gli autori degli anni a venire; tra questi spiccano i nomi di Horace Walpole – il quale si ispira alla traduzione di Armeno per introdurre nella lingua inglese il termine serendipy/colpo fortunato– e Voltaire il quale, sulla base del racconto tradotto da Armeno, nel 1748, ne realizza uno suo intitolato  Il cane e il cavallo e contenuto nel racconto Zadig.

Due secoli dopo, nel 1700, Asia ed Europa sembrano essere il centro di propulsione di queste intriganti storie di delitti irrisolti: dai cinesi Bao Gong An e Di Gong An ai britannici Edward Bulwer-Lytton e William Godwin autore, nel 1794, de Le avventure di Caleb Williams – romanzo che vede l’inserimento di nuovi elementi come il delitto non spiegato, la fuga, l’inseguimento, l’indagine su basi psicologiche e la risoluzione a sorpresa. 

Poi, nel 1841, ecco arrivare la svolta che ha segnato il primo spartiacque tra il vecchio e il nuovo metodo di narrazione del racconto giallo: l’americano Edgar Allan Poe pubblica I delitti della via Morgue e da vita al personaggio di Auguste Dupin, investigatore dotato di capacità deduttive così sviluppate da riuscire a risolvere i delitti senza recarsi sulla scena del crimine. È ufficialmente nato il giallo deduttivo o giallo classico, genere a cui molti scrittori, da quel momento in avanti, si sono ispirati per creare i propri personaggi e le proprie indagini aggiungendo continuamente nuove piccole caratteristiche, apportando piccoli cambiamenti che hanno dato vita a quella lunga lista di cui sopra.

In questo contesto è interessante notare come, con la comparsa dell’ispettore Dupin, anche autori associati a tutt’altro genere di letteratura – come Dickens o Dostoevskij – abbiano iniziano a inserire in alcuni dei loro romanzi numerosi elementi legati al mistero e al crimine: in  Delitto e castigo viene compiuta una vera e propria indagine poliziesca intorno a un delitto perpetrato mentre nella dickensiana Casa desolata sono narrati gli intrighi e le vicende che ruotano attorno a una causa giudiziaria che intercorre fra i componenti della famiglia Jarndyce.

Arriviamo così al 1852, anno in cui mentre sulla scia della letteratura anglosassone l’italiano Francesco Mastriani realizza un romanzo di appendice – Il mio cadavere – che viene pubblicato a puntate sui quotidiani e in cui compare la figura del medico investigatore Weiss e nella vicina Francia Émile Gaboriau crea, sull’esempio di Dupin, l’immagine dell’affascinante ispettore Lecocq, in Australia, l’irlandese Mary Fortune scrive i primi romanzi gialli raccontati dal punto di vista dell’investigatore e non da uno dei testimoni oculari del delitto.

Per tutto l’Ottocento, autrici e autori di enorme bravura si danno battaglia a suon di penna ma, nel 1887, Arthur Conan Doyle mette fine al conflitto segnando la seconda rivoluzione nel mondo dell’investigazione facendo nascere uno dei personaggi-mito di questo gene: Sherlock Holmes il quale, grazie a una rigida logica e a un intuito particolarmente sviluppato, riesce brillantemente a risolvere enigmi estremamente complicati.

Al secondo spartiacque letterario corrisponde una ulteriore complicazione da aggiungere all’intreccio narrativo e, per questa volta, protagonista indiscusso dell’ingresso del delitto in camera chiusa è Israel Zangwill con  Il Grande mistero di Bow del 1891. restando in tema di cambiamenti e diversificazioni di un genere in tanti piccoli sottogeneri, ai primi del Novecento, compare nelle librerie il nome di Edgar Wallace autore de I quattro giusti – romanzo che, per alcuni aspetti, potrebbe essere riconosciuto come il primo prototipo del thriller moderno. 

Dopo Poe, Doyle e Wallace, nel 1920 il mondo della letteratura di genere apre apre le porte a un lasso di tempo di circa vent’anni passato alla storia come il periodo d’oro del giallo classico; schiere di investigatori privati – tutti uguali e diversi allo stesso tempo – mettono a disposizione del lettore le proprie abilità deduttive risolvendo efferati casi di omicidio, sventando rapine e chissà cos’altro. La rosa dei sospettati, solitamente molto ristretta, e la narrazione dei fatti condotta seguendo il punto di vista di un testimone il cui intento è quello di trarre in inganno il lettore portandolo fuori strada rispetto al logico susseguirsi delle indagini assicurando il colpo di scena finale costituiscono il denominatore comune di un intero filone narrativo.

Un chiaro esempio di questo agire lo possiamo facilmente riscontrare osservando il modus operandi di alcuni famosi ispettori comparsi in libri, serie TV e programmi radiofonici: il belga Hercule Poirot (1920) – metodico e ordinato nella vita come nell’esercizio della sua professione –, il dandy newyorkese Philo Vance (1926), il burbero francese  Maigret (1933) – incallito fumatore di pipa – e l’americano Nero Wolfe (1934).

Dopo l’ondata degli anni Venti e Quaranta, altri sottogeneri hanno iniziato, poco alla volta, a reclamare il proprio spazio sugli scaffali affollati delle librerie: vengono pubblicate le prime storie di spionaggio, vengono realizzati i primi gialli psicologici o storici e si inizia a redigere veri e propri reportage basati sulla vita di importanti serial killer; tutti membri di un’unica famiglia, ognuno con il proprio carattere che li rende ugualmente unici e accattivanti.

Eccoci infine giunti al termine di questa nostra prima tappa di un lungo viaggio attraverso fatti e curiosità legate a un genere intramontabile: il giallo.

Alla prossima puntata di Passione Gialli!

Noemi Veneziani