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la spiaggia del mio passato

“LA SPIAGGIA DEL MIO PASSATO” DI GIULIO FACCINI

Eravamo quattro amici al bar…..                                                        

“La spiaggia del mio passato” è il primo romanzo di Giulio Faccini, sceneggiatore cinematografico nato ad Ostia.

Il romanzo si apre con Mario, ex tossicodipendente, che volontariamente ritorna nella struttura riabilitativa dove è rimasto per cinque anni. Lo psicologo gli affida come compito settimanale quello di scrivere qualcosa del suo passato.

La storia si svolge a Roma tra gli anni ottanta e novanta. Mario conosce i suoi migliori amici tra i banchi di scuola. Diventano inseparabili. Condividono gioie, dolori e quella che sarà la loro rovina, la droga.

All’inizio per loro la droga era curiosità, voglia di sperimentare, e un modo per non soffrire, per dimenticare i loro problemi, ma non avrebbero mai immaginato di diventarne dipendenti a tal punto da preferire digiunare e spendere i loro soldi per la droga invece che per il cibo.

Sullo sfondo di una Roma del passato, bella, immacolata, maestosa, i quattro ragazzi tra una ubriacatura al bar e un buco nascosti in qualche vicoletto, conducono una vita “spericolata”, come cantava Vasco Rossi.

Ma il romanzo non vuole essere un inno alla droga, ma vuole sottolineare soprattutto delle tematiche importanti quali, l’amicizia, l’amore, il sostegno reciproco.

Nonostante le loro difficoltà i quattro amici cercano di aiutarsi gli uni con gli altri. Si impegnano per trovare un lavoro e per poter pagare il loro affitto, si fanno forza quando decidono di mettere la testa a posto e di smettere con la droga. Si consolano quando sono giù di morale.

Ma rimanere uniti quando c’è di mezzo un problema più grande di noi è molto difficile e i problemi non tarderanno ad arrivare.

“La spiaggia del mio passato” è un romanzo che mi ha appassionata, vivendo a Roma è stato bello leggere alcuni dettagli che solo chi ha vissuto quei tempi può ricordare. Un esempio, le sedie rosse di plastica dei bar con la scritta Coca Cola.

E’ stato davvero come fare un tuffo nel passato.                                                                                                                                

Un romanzo che trovo adatto a tutti, da non leggere con leggerezza e superficialità ma scorgendone i significati nascosti e profondi. Sicuramente fa riflettere.

Alcune parti sono descritte in maniera molto cruda, con scene forti che rispecchiano però la dura realtà.                                                              

Il romanzo è molto scorrevole, si legge con piacere, le descrizioni sono molto dettagliate.

Il linguaggio è semplice e non ricercato.

Sono presenti molti dialoghi che rendono veloce la lettura e non annoiano.

Ho trovato interessante l’idea di mettere ad ogni inizio capitolo una citazione che fa riferimento all’argomento del capitolo stesso.

Vi lascio qui un estratto del romanzo:

“Dicono che il tempo vola, questo è vero. Oggi ho l’età che ho, con ricordi e con rimpianti. La nostra vita era diventata una vita di eccessi. Il tempo passava in fretta e noi non ce ne accorgevamo, tanto che ricordo una cosa in particolare, non sapevamo mai che giorno fosse. Il sabato era il giorno dove la droga la si trovava più facilmente…”

“..Tuttavia i giorni passavano e la droga e i soldi finivano. Ogni giorno ci alzavamo, prendevamo la droga da Elena o da altri suoi amici, la tagliavamo, ci bucavamo. Scendevamo in strada, Marconi, Magliana, Piramide, Tiburtina, Ostia, Tor di Valle, Sano Giovanni, ogni posto andava bene, la vendevamo, ci bucavamo, bevevamo due o tre birre, continuavamo a vendere, tornavamo a casa e ci bucavamo.”

Pamela Segnalini