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Intervista a Davide Sereni

Davide Sereni nasce a Pisa il 10 Febbraio del 1997.
Cantautore e scrittore, studia presso L’Università di Filosofia in Pisa.
Durante la 3° edizione del concorso internazionale Salvatore Quasimodo riceva una segnalazione di merito, ripetendosi al concorso letterario Pisano Versi per l’anima 2017.
Nel 2017 con la canzone ”Verrò da te” si aggiudica il 1° posto del Memorial Mario Fiori.
Nel 2018 compone il brano ”La nemesi di Pinocchio” colonna sonora finale per lo spettacolo Pinocchio Game.
Nel 2019 pubblica la silloge di poesie ”Nel caos del bugigattolo” edita dalla casa editrice Writers Editor.

  • Davide Sereni, a soli 22 anni è già cantautore e scrittore. Come sono nate queste due
    passioni?

Entrambe sono nate all’incirca nello stesso periodo della mia vita, anche se già prima avevo
tentato goffamente e senza impegno di cimentarmici, ossia quello successivo al raggiungimento
della maggiore età, quasi a voler simboleggiare una maturazione che mi permettesse di
avventurarmi nei meandri della mia interiorità, con consapevolezza diversa da quella avuta fino a
quel momento. Addirittura ricordo e conservo ancora su un quaderno le trascrizioni in bella sia delle
prime poesie che delle prime canzoni, entrambe figlie di un desiderio di esprimermi
spontaneamente, senza guardare in faccia nessuno all’infuori della mia persona, che spesso al
presente mi trovo a rimpiangere e a dover compensare nell’atto creativo con qualche artificio
mentale e formale, magari per la paura di risultare troppo pesante o addirittura offensivo. Ma, al di
là di questo, non parlerò mai nel mio caso di “necessità”, bensì di “bisogno” che solo in un secondo
momento si è evoluto in qualcosa di più grande: il bisogno, appunto, di fare i conti con me stesso, di
evadere dal meccanismo malato di cui al tempo mi sentivo un banale ingranaggio fra i tanti, tutti
uguali e funzionali alla stessa maniera. Poi quel che è venuto dopo è stato tutto un “di più” rispetto
alle motivazioni iniziali, che mi ha portato prima a investire e poi a progettare “in grande” su queste
mie passioni.

  • “Nel caos del bugigattolo” è una raccolta di 43 poesie, cosa rappresenta il bugigattolo?

Per chi non lo sapesse, questo specifico termine indica nel linguaggio comune una piccola stanza oscura e incomoda. Nel mio caso, però, sarebbe riduttivo parlare di un solo “bugigattolo”: in realtà, se ne dovrebbero considerare più d’uno, intesi come “bugigattoli nel Bugigattolo”, dove quest’ultimo è l’individuo o – per massima estensione – il mondo tutto, mentre gli altri due – più “metaforici” e soggettivi – sono la testa, dimora della mente, e l’area del basso ventre.

  • Di tutte le poesie nel suo libro, qual è quella nella quale si rispecchia di più?

Domanda difficilissima a cui – per onestà intellettuale e sentimentale – non riesco a rispondere in termini assoluti, visto che le poesie della raccolta sono nate “a blocchi” lungo un periodo di tempo piuttosto vasto e sfaccettato. Però al momento credo che l’ultima (La mano sul tempo) sia quella in cui riesco meglio a rispecchiarmi, forse perché nella sua oscillazione dimensionale riesco a intravederci un “ponte” proteso verso il domani; quel ponte che collega tutto ciò che quest’opera si porta dietro (e non solo) alla meravigliosa incertezza di ciò che sarà e che io soltanto posso costruire. Un ponte sostenuto da una nuova speranza, germogliata al termine della tempesta, ma anche dalla consapevolezza di essere responsabile di ciò che inscriverò nel mondo e quindi nella Storia: di essere, in poche parole, “l’artigiano della mia sorte” (e, chissà, magari in parte anche di altri). 

  • Le poesie sono caratterizzate da sentimenti di tristezza, malinconia, solitudine. Eppure rimane un briciolo di speranza. Qual è la sua speranza per il futuro?

Per rispondere alla domanda cito un (facilmente fraintendibile) frammento postumo di Friedrich Nietzsche:

“Agli uomini dei quali mi importa qualcosa io auguro sofferenze, abbandono, malattie, maltrattamenti, disprezzo − io desidero che non restino loro sconosciuti il profondo disprezzo di sé, il martirio della diffidenza di sé, la miseria del vinto: non ho compassione di loro, perché auguro loro la sola cosa che oggi possa dimostrare se un uomo abbia o non abbia valore − gli auguro di resistere…”. 

Dunque, la mia più grande speranza per il futuro è quella di resistere per continuare a dare forma a qualcosa che di per sé non l’ha, come i sentimenti da voi elencati, in quanto parte integrante della vita vera e autentica, seppur tenuti a distanza a favore di un benessere assoluto e perenne inseguito dai più del nostro tempo.

  • Come è venuto a conoscenza della WritersEditor?

Il mio primo approccio è stato su Facebook. Ho notato la corrispondente pagina grazie alla sponsorizzazione in rilievo e alla bella grafica in bianco e nero; ne ho approfondito la conoscenza facendo prima un giro sul loro sito e poi sui canali social, con un occhio d’attenzione rivolto principalmente  al modo in cui comunicavano e ai prodotti presenti nello store. Tenendo conto delle recensioni positive e del fatto che erano disponibili a valutare manoscritti, decisi che mi sarei buttato una volta ultimato il lavoro di presentazione. In poco tempo ho ricevuto un dettagliato riscontro positivo e, dopo un’accurata valutazione sulla proposta, ho firmato il contratto.

  • E’ stato soddisfatto di questa collaborazione?

Per adesso più che soddisfatto, anche se siamo solo all’inizio del percorso. L’editore Cristian e tutto il suo staff mi hanno seguito pazientemente, passo dopo passo, per dare al mio lavoro la miglior forma, assecondando dove era possibile le mie intenzioni come autore, offrendomi tutti i servizi necessari prima di arrivare alla stampa (cosa non affatto scontata) e – soprattutto – mettendosi a disposizione per permettermi di promuovere in modo creativo e originale l’opera. Chi ben comincia è a metà dell’opera, insomma. 

  • Nel suo libro è presente una grafica. Cosa rappresenta?

L’illustrazione è un lavoro a mano libera realizzato dal mio caro amico Dario Billi, l’unico ad avermi accompagnato dall’inizio alla fine per tutta la realizzazione del progetto, e funge da antifona all’opera tutta, assieme alla correlata descrizione del disegno stesso. Cosa rappresenta, però, preferisco non svelarlo, per lasciare che chiunque avrà modo di imbattercisi potrà darne una propria interpretazione.

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sono tanti e a volte, se ci rifletto un attimo con più attenzione, temo siano persino troppi per le mie possibilità temporali e materiali. Ma fin dall’inizio, cioè da quando ho intrapreso questa strada, mi sono proposto di difendere ad ogni costo la mia “prole artistica”: perciò sono disposto col sorriso (e con tanta fatica) a sopportare anche questi tipi di carico. Comunque, rispondendo più precisamente alla domanda, innanzitutto ho intenzione di capire meglio e imparare nella pratica le dinamiche di mercato, e poi mettermi in gioco in prima persona quando ce ne sarà bisogno, per tutto ciò che concerne quest’opera. Poi, oltre a ciò, sto lavorando anche in ambito musicale, esibendomi il più possibile e in vista di un possibile disco d’esordio (che avrei già teoricamente pronto). Infine, sto lavorando anche sulla prosa, più precisamente su racconti vari e un romanzo (tra i tanti che mi frullano per la testa), magari pure in questo caso in previsione di una possibile pubblicazione. Un’altra cosa, ultima ma sicuramente meno importante: cerco di studiare nel mio piccolo ogni giorno i cosiddetti “grandi” di ogni campo artistico, esperendo così i lavori attraverso cui coltivo il desiderio di essere formato, come artista ma anche e soprattutto come persona. 

  • C’è un messaggio che vuole lanciare con questo suo lavoro?

Certamente: vorrei concludere con la speranza che l’opera non resti fine a se stessa, barricata nei meandri della mia sola e unica interpretazione, ma che, anzi, possa espandersi e varcare la soglia dell’intimità soggettiva di ogni lettore, al fine di piantarvi un seme di consapevolezza riguardo la fresca realtà masticata da un ragazzo ventenne del ventunesimo secolo e vederla successivamente germogliare nel modo più proficuo possibile, magari come un ulteriore nonché utile strumento per affrontare la vita. 

Ringrazio l’autore per la sua gentile disposizione.

Pamela Segnalini