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Il crimine perfetto – Episodio 2 I Gialli Mondadori

«Il Mystery si chiama giallo solo in Italia. Il giallo non come colore in sé e nemmeno come significazione simbolica, ma il giallo in quanto colore di copertina» 

È Andrea Camilleri – noto giallista siciliano – a dare una chiara definizione di ciò che identifica il romanzo giallo all’interno del panorama letterario del nostro paese.

Tutto ha inizio quando, nel settembre del 1929, Alberto Tedeschi, già direttore della collana mondadoriana I centomila – che vanta tra gli autori pubblicati Arthur Conan Doyle, Edgar Wallace e Horace Walpole –, decide di creare una nuova collana interamente dedicata alle crime stories mandando in pubblicazione 4 romanzi firmati da importanti voci straniere.

I volumi escono in un formato in sedicesimi – 22×22 cm – a 5,50 lire l’uno e, nonostante il costo elevato, nel giro di un solo mese vengono vendute ben 50.000 copie; un risultato insperato per la nota casa editrice milanese. 

Il successo è immediato e il progetto di Tedeschi inizia a prendere forma segnando la nascita di una nuova collana pubblicata, dapprima con cadenza settimanale, per diventare quindicinale.

Siamo tra il 1929 e il 1930 quando nascono ufficialmente i Libri Gialli e, da questo momento in avanti, il termine giallo diventa l’accezione per definire un’opera letteraria o cinematografica che narra fatti delittuosi e indagini a essa connesse.

Quello che riesce a fare Tedeschi affiancato da Piceni – traduttore di molti volumi della collana – e abili illustratori è, in parte, la realizzazione finale di progetti che editori più piccoli – come Sonzogno che, nel 1914, dedica un’intera collana ai suoi gialli, la Treves e la Salani – non sono riusciti a portare a termine.

Inizialmente le copertine gialle – realizzate dalla sapiente mano di Alberto Bianchi e la cui ispirazione proviene dalla casa editrice Hodder & Stoughton di Londra – presentano al centro un esagono rosso entro cui viene costretta una piccola immagine accompagnata dal grande titolo, dal nome dell’autore e da altre accattivanti scritte più piccole che promettono terrore e incubi notturni.

Per permettervi di godere di questa meraviglia editoriale, ho deciso di riproporvi di seguito i primi 4 volumi apparsi sul mercato, tutti in contemporanea e senza  numerazione.


Inaugurata da una serie di importanti nomi appartenenti al genere, attorno al 1931, iniziano a fare il loro ingresso in collana anche note voci del panorama italiano come Alessandro Varaldo e Augusto De Angelis.

Con questa nuova ondata di pubblicazioni e con l’uscita del numero 7, l’esagono diventa un cerchio che tenta di contenere la suggestiva immagine di copertina che fuoriesce dai suoi confini rompendo l’equilibrio della stessa e arrivando dritta agli occhi del lettore.

In un secondo momento, a queste edizioni rilegate, la casa editrice decide di affiancare alcuni inserti più economici come la serie dei Gialli Economici – pubblicata dal 1933 al 1942 – e i Supergialli – editi dal 1933 al 1941. 

Come si è accennato sopra, il grande successo ottenuto tra il pubblico che inizia ad appassionarsi a questo genere di romanzi, non corrisponde affatto al parere della critica che non accoglie di buon grado questa nuova produzione di una letteratura che viene considerata scadente ed etichettata come genere di puro divertimento.

Le recensioni non troppo positive da parte di quest’ultima e le recenti censure imposte dal regime fascista, non sono sufficienti per fermare la vulcanica mente che si trova a capo di questo imponente meccanismo così, dal 1935 al 1937, la Mondadori decide di uscire con una nuova rivista poliziesca, totalmente illustrata, intitolata Il cerchio verde e utilizzata come prodotto editoriale di affiancamento alle sempre più limitate pubblicazioni di collana.

La casa editrice resiste fino al 1937, anno durante cui viene decretata un’ulteriore restrizione alle pubblicazioni approvate dal Ministero della cultura popolare: viene imposta l’eliminazione di tutti gli autori appartenenti alla razza ebraica, viene dato l’obbligo di scrivere narrazioni in cui cittadini italiani non appaiano mai nel ruolo degli assassini e viene imposta la consegna del colpevole alla legge come conclusione al romanzo.

Come se questi provvedimenti non fossero sufficienti a soffocare completamente la letteratura circolante in Italia, per una maggiore sicurezza riguardo al mantenimento dell’integrità propria della polizia di regime, viene prorogato un regolamento che rende necessario applicare a tutte le pubblicazioni straniere tradotte una fascetta riportante la scritta: 

«Gli usi e i costumi della polizia descritti in quest’opera non sono italiani. In Italia, Giustizia e Pubblica Sicurezza sono cose serie.»

A seguito dell’entrata in guerra, la pubblicazione di autori stranieri appartenenti a stati dichiarati nemici viene totalmente sospesa. In questa atmosfera di tensione e diffidenza s’inseriscono le opere di un importante giallista italiano: Giorgio Scerbanenco, autore del quale ci occuperemo più avanti in un articolo dedicato.

La situazione rimane stabile per un breve periodo di tempo, fino al 1941, quando, a seguito di una rapina con scasso probabilmente ispirata da uno dei romanzi gialli pubblicati dalla Mondadori, viene dato l’ordine inderogabile di sospensione delle pubblicazioni di collana con il ritiro di qualsiasi romanzo poliziesco allora in circolazione.

«Il Minculpop ha disposto, per ragioni di carattere morale, che la pubblicazione dei libri gialli sia sotto forma di periodici, sia di dispense, venga sottoposta alla sua preventiva autorizzazione. […] Il provvedimento è saggio e intelligente. Era ora di finirla con questo genere di bassa letteratura improntata sull’apologia del delitto.» – commento tratto da una pagina di giornale dell’epoca.

Arnoldo e Alberto Mondadori sono costretti a chiudere i battenti della casa editrice riparando in Svizzera e continuando la loro opera di traduzione e recupero di testi provenienti da altre nazioni, oltre l’Italia, per poter ritornare in patria forti e ricchi di nuove proposte e contenuti da offrire alla stanca società italiana del secondo dopoguerra.

Nel 1946 la collana rinasce sotto l’occhio vigile dello stesso direttore – Tedeschi rimane in carica fino al 1979 – ma con un nuovo nome e una nuova veste. 

I gialli Mondadori vengono pubblicati secondo una precisa numerazione e indossano ancora l’iconica veste giallo canarino abbellita, questa volta, dai cinematografici disegni realizzati da Carlo Jacono, artista al quale viene affidato l’incarico d’illustrare le copertine della nuova collana fino al 1986. 

Con la fine della guerra e il nuovo periodo di benessere e rinascita, tra i nomi stranieri più noti iniziano a farsi strada anche tanti giallisti italiani come Cristiana Astori, Andrea Franco, Enrico Luceri, Simone Tordi e Giulio Leoni e tanti altri, tutti ugualmente interessanti ma dei quali non mi è possibile parlare in questa sede.

Ancora una piccola curiosità prima di salutarvi: all’incirca un anno dopo la morte di Tedeschi, nel 1980, la Mondadori decide di istituire in suo onore un premio che permette al vincitore di vedere apparire il proprio romanzo vestito della famosa copertina gialla con il logo dell’altrettanto prestigiosa casa editrice.

A questo punto non mi resta che darvi appuntamento con il prossimo capitolo di Passione Gialli in cui ci terrà compagnia un famoso ladro gentiluomo abbastanza alto, elegante nel suo frac con cappello a cilindro nero e guanti bianchi.

Chi sarà mai costui?

Noemi Veneziani