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Rogo alla Openplatz

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821

Bücherverbrennungen: il rogo dei libri

Dopo esserci occupati di una tematica piuttosto importante e urgente, come è quella della salvaguardia della biodiversità e della natura per garantire la sopravvivenza del Pianeta Terra, per il mese di giugno ho pensato di parlarvi di uno degli avvenimenti che hanno cambiato per sempre il volto della Germania resasi protagonista di uno tra gli atti più distruttivi che si possano compiere ai danni dell’intelletto umano.

Questa volta non tratteremo il tema dell’olocausto – fatto estremamente tragico ma di cui, fortunatamente, non ci si stanca mai di parlare –, oggi, e per i prossimi 3 articoli, vi racconterò la storia dei roghi dei libri perpetrati dai nazisti nell’anno 1933 prestando particolare attenzione alla notte del 10 maggio e lasciando poi la parola a tre degli autori che, proprio in quel rogo, hanno visto sparire le proprie opere: La morte a Venezia di Thomas Mann, Addio alle armi di Ernst Hemingway e Gente di Dublino di James Joyce.

Le prime testimonianze scritte di un rogo di libri organizzato allo scopo di eliminare, in modo efficace e rapido, alcuni testi poco consoni alla lettura da parte di persone che si trovavano all’esterno della cerchia Imperiale e non solo, sono attestate al 212 a.C. nella Cina governata da Qin Shi Huang.

Come spesso accade in queste circostanze, sono stati molti gli intellettuali che si sono opposti all’ordine dell’Imperatore non riuscendo a sopportare la vista di tutte quelle preziose opere date in pasto alle fiamme; inutile dire che costoro hanno pagato con la morte il proprio atto di disobbedienza.

Nella storia dell’uomo, bruciare grandi quantità di libri, considerati “pericolosi” dalle autorità politiche e religiose, non è considerato un evento straordinario infatti, dal 212 a.C. in avanti, sono davvero numerose le testimonianze d’incendi appiccati a biblioteche e librerie, roghi da cui l’umanità non ha mai potuto riscattarsi per recuperare tutto il sapere ridotto in cenere.

Sono passati solo 87 anni dai fatti accaduti alla Opernplatz di Berlino eppure, sono certa che pochi siano a conoscenza di questo tragico evento che, nel suo insieme, è diventato un atto abominevole, una ferita al cuore dell’umanità.

È la frase scritta da Heinrich Heine nella sua opera teatrale, citata nel titolo ed erroneamente attribuita al rogo del 10 maggio2, che riesce a esprimere con forza quello che è accaduto quella notte e nei giorni immediatamente successivi catturando tutto il dolore di coloro che sono stati costretti ad assistere impotenti a quello scempio a cui nessun intellettuale, additato come “corrotto”, è riuscito a sottrarsi: artisti, scrittori, giornalisti, insegnanti, scienziati e politici.

Tra questi c’era anche Erich Kästner il cui nome è stato declamato, forte e chiaro, alla seconda invocazione:

«Il nome di ventiquattro scrittori tedeschi, che dovevano essere simbolicamente cancellati, furono da lui trionfalmente declamati. (…) Mi trovavo vicino all’Università, incastrato tra studenti che indossavano la divisa delle SA, il fiore della nazione e da lì ho visto le nostre opere volare verso le fiamme scintillanti (…) È un sentimento straordinario quello di essere un autore proibito e di non vedere più le proprie opere sugli scaffali delle biblioteche e nelle vetrine delle librerie. In nessuna città del mio Paese natale. Nemmeno nella città in cui sono nato. Nemmeno a Natale, quando i tedeschi corrono per le vie innevate alla ricerca dei regali.»1

10 maggio 1933: l’inizio della censura nazista

Opernplatz, Berlino, 10 maggio 1933
Opernplatz, Berlino, 10 maggio 1933

Il 10 maggio 1933 non sono bruciati solamente i libri raccolti nella Piazza dell’Opera di Berlino, la Opernplatz appunto, poiché in altre 21 città tedesche, insegnanti, studenti e membri delle forze armate naziste hanno dato alle fiamme una quantità spropositata di libri dando vita al fenomeno ricordato come “i roghi di libri tedeschi”.

Il processo che ha portato all’evento del 10 maggio ha avuto inizio un paio di anni prima quando, la Corporazione degli Studenti Tedeschi, nel luglio del 1931, era passata sotto la rappresentanza dell’Associazione degli Studenti Tedeschi Nazional-Socialisti eletta, quell’anno, con il 44% dei voti a favore.

Con l’ascesa di Hitler al potere, il 30 gennaio 1933, e l’istituzione, a soli tre mesi dalla nomina del Cancelliere, di un Ministero del Reich per l’Educazione del Popolo e la Propaganda, anche l’Associazione studentesca era stata riconosciuta ufficialmente dal nuovo governo e perciò investita di nuovi poteri.

A questo punto, mettere in atto il progetto di “pulizia culturale”, su cui i membri dell’Associazione stavano già lavorando da un paio di anni, era diventato il principale obiettivo dei coordinatori dei diversi gruppi studenteschi sparsi per le università di tutto il territorio tedesco.

La propaganda contro lo spirito non tedesco ha avuto ufficialmente inizio durante i primi giorni del mese di aprile, quando la Federazione degli Studenti ha invitato tutti i propri pari alla partecipazione attiva a un’iniziativa da loro organizzata e che si sarebbe dovuta svolgere tra il 12 aprile e il 10 maggio con lo scopo di ripulire la cultura tedesca da tutte le influenze negative che l’ebraismo e le diverse nazioni europee avevano introdotto in Germania nel corso dei secoli.

La loro fonte d’ispirazione, durante il processo di organizzazione della propaganda, è stato il festival che si era tenuto il 18 ottobre 1817 presso il castello di Wartbourg – divenuto, nel corso dei secoli, il centro letterario e intellettuale della poesia amorosa tedesca: in quell’occasione sono stati condannati al rogo numerose opere letterarie e artistiche nel tentativo di scrollare dalle spalle del popolo tedesco la forte influenza esercitata dall’allora potente e forte Impero napoleonico.

Come prima operazione contro lo spirito non tedesco sono stati affissi a tutte le bacheche universitarie e su numerosi giornali nazionali 14 tesi, scritte in lettere gotiche e inchiostro rosso, in cui la Federazione degli Studenti sintetizzava le posizioni e gli obiettivi di questa campagna sostenendo che si riteneva essere responsabilità del popolo tedesco mantenere pura la lingua e la letteratura del Paese mentre la censura sarebbe dovuta intervenire contro l’impiego abusivo della lingua scritta utile solo ai tedeschi – in questo modo, tutti gli autori di lingua tedesca ma di origine ebraica o straniera avrebbero dovuto attenersi a redigere le proprie opere nella loro lingua affidando successivamente i manoscritti a traduttori tedeschi.

Dopo aver portato a termine la prima fase di costruzione di una rete di collaboratori composta da studenti e professori, la Federazione era finalmente pronta a dare inizio alla seconda parte del progetto: il 26 aprile 1933 è stata dichiarata ufficialmente aperta la raccolta di tutti i libri che, sulla base delle linee guida fornite dalla cellula centrale della Federazione stessa, sarebbero poi stati destinati al rogo.

Dapprima gli studenti hanno iniziato a “purificare” le proprie librerie e quelle delle persone a loro vicine per poi approdare, con arroganza, anche alle biblioteche pubbliche e a quelle accademiche.

Pensate che tutti i responsabili di biblioteche pubbliche sono stati costretti a sottoscrivere quanto segue:

«Con la presente mi impegno a trattenere nella mia biblioteca tutte le opere iscritte sulla lista nera e a non prestarle più. Sono stato avvisato del fatto che il prestito di queste opere è punibile per legge.»

Ovviamente, anche le biblioteche private sono state depredate e private della maggior parte dei propri volumi. È questo, per esempio, il caso del professor Magnus Hirschfeld il quale ha assistito, da Parigi, all’invasione e alla distruzione della sua biblioteca composta da più di 10 mila volumi.

Sopralluogo alla biblioteca del professor Magnus Hirschfeld presso il proprio istituto

Dopo le prime incursioni in istituti pubblici e privati, per la Federazione è stato possibile redigere la famigerata lista nera detenuta dal giovane bibliotecario Wolfgang Herrmann e diffusa su tutto il territorio tedesco per mezzo stampa.

La giornata del 10 maggio, momento culmine di tutta la manifestazione, era stata organizzata nel minimo dettaglio: i diversi rappresentanti avrebbero dovuto tenere un lungo discorso davanti alla folla in occasione dell’apertura dell’evento prevista tra le 20.30 e le 22.00. A seguire, una fiaccolata ben ordinata avrebbe condotto i partecipanti e i libri al luogo destinato ad accogliere il grande rogo.

«1° declamazione: Contro la lotta di classe e il materialismo, per la comunità nazionale e un ideale di vita!

Io getto nelle fiamme gli scritti di Marx e di Kautsky»

«2° declamazione: Contro la decadenza e la corruzione morale, per l’educazione e la tradizione in seno alla famiglia e allo Stato!

Io Getto nelle fiamme gli scritti di Heinrich Mann, Ernst Glaeser e Erich Kästner.»

«3° declamazione: Contro il colpo basso delle ideologie e il tradimento politico, per il dono di se stesso al popolo e allo Stato!

Io dono alle fiamme gli scritti di Friedrich Wilhelm Foester»

«4° declamazione: Contro la valorizzazione eccessiva della vita fatta di pulsioni che degrada l’uomo, per la nobiltà dell’animo umano!

Io getto nelle fiamme gli scritti di Sigmund Freud»

«5° declamazione: Contro la falsificazione della nostra storia e la svalorizzazione delle sue grandi figure, per rispetto al nostro passato,

io do alle fiamme gli scritti di Emil Ludwig e di Werner Hegemann»

«6° declamazione: Contro il giornalismo estero al popolo e segnato dalla democrazia ebraica, per una partecipazione cosciente e responsabile all’opera di costruzione nazionale!

Io getto nelle fiamme gli scritti di Theodor Wolff e Georg Bernhard»

«7° declamazione: Contro il tradimento letterario nei confronti dei combattenti della prima guerra mondiale, per l’educazione del popolo in uno spirito che gli permetta di imbracciare le armi per la propria difesa!

Io getto nelle fiamme le opere di Erich Maria Remarque»

«8° declamazione: Contro l’alterazione barbara della lingua tedesca, per la protezione del bene più prezioso che ha il nostro popolo!

Io getto tra le fiamme gli scritti di Alfred Kerr»

«9° declamazione: Contro l’impudenza e l’affettazione, per il rispetto e la venerazione dell’immortale spirito del popolo tedesco!

Divorate anche, O fiamme, gli scritti di Tucholsky e di Ossietzky»

La cerimonia si sarebbe conclusa in un «fuoco di festa» mentre, tra le 23.00 e la mazzanotte, un emittente radiofonica nazionale avrebbe trasmesso le celebrazioni in tutto il paese. In quello stesso momento, da Berlino, il Ministro della Propaganda, Joseph Goebbels, avrebbe pronunciato a gran voce il discorso di chiusura dando alla manifestazione un carattere di solenne ufficialità.

Di seguito potete leggere una parte del discorso pronunciato da Goebbels in quell’occasione:

«No alla decadenza e alla corruzione morale! Sì alla decenza e alla moralità nelle famiglie e nello stato! Io consegno alle fiamme gli scritti di Heinrich Mann, Ernst Gläser, Erich Kästner. L’era dell’intellettualismo ebraico è giunta ormai a una fine. La svolta della rivoluzione tedesca ha aperto una nuova strada … L’uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo fatto di carattere. È a questo scopo che noi vi vogliamo educare. Come una persona giovane, la quale possiede già il coraggio di affrontare il bagliore spietato, per superare la paura della morte, e per guadagnare il rispetto della morte – questo sarà il compito della nostra nuova generazione. E quindi, a mezzanotte, giungerà l’ora di impegnarsi per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato. Si tratta di un atto forte e simbolico – un atto che dovrebbe informare il mondo intero sulle nostre intenzioni. Qui il fondamento intellettuale della repubblica sta decadendo, ma da queste macerie la fenice avrà una nuova trionfale ascesa.»

Attraverso queste sentenze di morte intellettuale, sono stati condannati alla sparizione per mezzo dell’elemento purificatore per eccellenza, il fuoco, opere scritte da: teorici marxisti, autori favorevoli alla Repubblica di Waimar, pensatori particolarmente critici nei confronti dei fondamenti della morale e della religione, autori pacifisti e miscredenti nei confronti del valore tedesco, intellettuali dichiaratisi apertamente contro la Prima Guerra Mondiale, autori considerati simbolo di espansione della società urbana, intellettuali di sinistra, pittori comunisti, autori di satira in generale, giornalisti contrari al regime e scienziati dichiaratisi apertamente antinazisti.

Quel giorno sono stati più di 70 mila i partecipanti che, al termine della manifestazione hanno intonato all’unisono l’inno tedesco: Horst-Wessel-Lied.

Nella notte del 10 maggio 1933, milioni di libri sono stati dati in pasto alle fiamme nelle piazze di Bonn, Brema, Dresda, Francoforte sul Meno, Gottinga, Hannover, Konigsberg, Magdeburgo, Munich, Norimberga, Rostock; 21 città in tutto.

A seguito dell’azione organizzata dalla Federazione degli Studenti Tedeschi a Berlino e nelle altre maggiori città del Reich, anche nei paesi e nelle città dell’Impero più piccole si sono verificati una grande quantità di roghi spontanei, almeno 70, dopo quelle del 10 di maggio, segno che la manifestazione aveva funzionato e la popolazione tedesca aveva incominciato a sposare la causa dei giovani organizzati in vere e proprie “squadre d’assalto intellettuali”.

Grazie alla loro opera di distruzione, molti dei capolavori della letteratura tedesca ed europea sono spariti senza lasciare traccia se non cenere sparsa al vento.

Numerose targhe, nel corso del tempo, sono state affisse nei luoghi protagonisti di questo tragico evento mentre un significativo monumento sotterraneo, opera dell’artista israeliano Micha Ullman, è stato realizzato al centro della Opernpatz: a imperitura memoria di quella notte, una spessa lastra di vetro protegge una grande libreria i cui scaffali sono stati lasciati nudi, vuoti, simbolo di uno scempio, purtroppo non l’ultimo, di cui l’umanità si è resa responsabile durante la sua breve esistenza sul Pianeta Terra.

Noemi Veneziani

Note

1 Conosci il paese in cui nascono i cannoni? Erich Kästner. Estratto dalla prefazione Guardando attraverso i miei libri

2 L’autore fa riferimento al rogo in cui venne bruciato il Corano nella città spagnola di Granada durante un’insurrezione di cavalieri cristiani.

Link utili:

Autodafés de 1933 en Allemagne: pagina dedicata ai roghi dei libri tedeschi in lingua francese

NOI SIAMO MEMORIA. 10 MAGGIO 1933 – 2020: documentario prodotto dall’Associazione Donne di carta

Passato e Presente: documentario RaiPlay dedicato al rogo dei libri del 10 maggio 1933 della durata di 40 minuti