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Herman Hesse

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821

Siddharta di Herman Hesse

È la notte del 10 Maggio, anno 1933. Un bagliore accecante sveglia il cielo notturno. Un frastuono di uomini scuote le viscere della città. Scorgo parole esalare il loro ultimo respiro, piccoli pezzi di anime che incandescenti si spengono velocemente decollando con dolcezza da terra. L’eternità è sancita, la libertà è raggiunta: <<Purifichiamo! Purifichiamo!>>. Il frastuono di uomini si fa sempre più incessante, la redenzione è compiuta. Gli uomini uccidono di uomini. Gli uomini fanno a brandelli pezzi di umanità, a che prezzo? Questa libertà fantomatica è una condanna a morte, una firma col sangue destinata all’esasperazione. Le parole soffrono, l’odore è pungente. La folla tende le braccia al cielo: vorranno forse salvare l’ultimo ritaglio di speranza prima di una tragedia annunciata? No, rivolgono un degno saluto al loro Salvatore.

È la notte del 10 Maggio del 1933 e la Germania del neo-dittatore Adolf Hitler regala il primo segno di oltraggio e di oppressione. Tra i roghi fumosi, si addentra nell’oblio Herman Hesse.

Edizione Frassinelli 1951
Edizione Frassinelli 1951

Nato a Calw il 2 Luglio del 1877, lo scrittore tedesco attira la simpatia culturale di alcuni ufficiali nazisti parecchio noti (come Joseph Goebbels). Questa simpatia si trasformerà presto in inchiostro indelebile sulla “lista nera” destinata alla purificazione voluta fermamente dal regime. Alla richiesta di non censurare parti del suo celeberrimo romanzo Narciso e Boccadoro (1930), il suo ingresso nelle liste di proscrizione fu sancito.

Peccato! Pensavo che tra connazionali ci sarebbe stato un occhio di riguardo, eppure…

Herman Hesse è stato un esempio dell’impegno da parte del mondo intellettuale nella guerra al regime nazista. Nonostante le sue iniziali dichiarazioni fossero apertamente neutrali, il corso degli eventi e alcune testimonianze epistolari hanno portato alla luce la profonda contrariazione che provava, sottolineando come la persecuzione di una razza da parte di un’altra razza che si ritiene superiore non fosse una evidente superiorità, ma semplicemente un surrogato di paura, insicurezza e inferiorità.

Chissà… se i sostenitori al regime avessero letto, compreso e assimilato Siddharta, le cose sarebbero andate meglio?

Questo romanzo di formazione (definito dai critici ma anche dallo stesso autore poema indiano) condensa il pensiero filosofico dell’idealismo tedesco e le dottrine del buddhismo. Questo spirito orientale dalla visione occidentale viene edito nel 1922 ma arriverà in terra italiana soltanto nel 1945. La storia prende liberamente spunto da un personaggio storico realmente esistito: Siddharta Gautama, ovvero Buddha. La chiave di lettura più forte ed evidente di questo libro è la ricerca profonda della strada per la saggezza, per la felicità. Il protagonista è l’esempio cristallino della fermezza e dell’autoconsapevolezza, condita da un’insoddisfazione recondita che lo porta a mettersi in discussione, a non fermarsi alla prima occasione, alle apparenze, al materialismo.

Questa insoddisfazione sarà per lui una condanna (temporanea) ma soprattutto una salvezza: nonostante i suoi successi negli affari e nella sfera privata amorosa, la sua ostinazione e la sua determinazione lo porteranno sempre più ad allontanarsi dal mondo concreto per avvicinarsi alla verità spirituale da lui tanto desiderata. L’abbandono dei piaceri terreni, l’illusorietà del tempo e del linguaggio, la contemplazione di un fiume che conversa nella Natura silenziosa, la coscienza di lasciare che ciascuno (persino un figlio ribelle e inatteso) trovi la propria strada in piena libertà confluisce nella più grande verità: non esiste alcuna legge assoluta che possa fungere da maestra.

Edizione Frassinelli 1974
Edizione Frassinelli 1974

La vera saggezza siamo e la costruiamo noi stessi: bisogna soltanto ascoltare l’interiorità e l’intimità più profonda, adattandosi e conoscendo il mondo in cui viviamo, nella piena conoscenza del dolore, al cospetto di una Natura e della sua ciclica eternità. Al termine di questo lungo viaggio il risultato non potrà essere che un raggiante sorriso, forse più ampio di Siddharta.

Chissà… se i tedeschi avessero letto, compreso e assimilato Siddharta.
Chissà… Avrebbero bruciato la loro libertà?

Pierpaolo Mingolla

Link utili:

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821. Bücherverbrennungen: il rogo dei libri

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821. Il processo di Franz Kafka

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821. La morte a Venezia di Thomas Mann

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821. Lo scannatoio di Émile Zola

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821. Gente di Dublino di James Joyce

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