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Franz Kafka

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821

Il processo di Franz Kafka

Franz Kafka trascorse la sua esistenza fisica tra il 1883 e il 1924 ma continua a vivere nelle pagine della letteratura contemporanea, come uno dei più grandi scrittori nel panorama culturale dell’Occidente.

Fu un autore prolifico. Benché non abbia mai voluto che fossero pubblicati tutti i suoi scritti, gli amici, suoi estimatori, favorirono, dopo la sua morte, la diffusione di alcune delle sue opere.

Ci è pervenuto un racconto breve dal titolo Davanti alla Legge, che forse si pone in posizione prodromica rispetto al fortunato romanzo intitolato Il processo: questo racconto narra di un campagnolo che arriva davanti a una porta dove si dice che si trovi la Giustizia.

Prima edizione in lingua tedesca 1925
Prima edizione in lingua tedesca 1925

Lì davanti c’è un custode che gli intima di fermarsi: gli è vietato entrare. Il villico domanda quando sia possibile accedervi e la risposta che ne riceve è vaga: “Domani forse”. Il contadino torna il giorno dopo e la risposta che riceve è sempre la stessa.

Si siede là davanti e aspetta. Attende ogni giorno, ogni anno, lì, in silenzio, succubo e vinto dall’autorità del custode.

Anni dopo, ormai sfinito dall’attesa e dall’età, in punto di morte, il vecchio domanda: «Come mai, in tanti anni, nessun altro all’infuori di me, ha chiesto di entrare?» Il custode gli risponde: «L’ingresso era riservato a te soltanto e a nessun altro.» Questo breve racconto si raccorda con il romanzo Il processo e lo anticipa.

In quest’opera letteraria, che non contiene un vero e proprio epilogo, Franz Kafka, studioso di Soren Kierkegaard, del quale assume la filosofia per raccontare vicende fantastiche, a volte assurde, ma sempre legate alla quotidianità e avvolte dal mistero, che la mente umana, non riuscendo a spiegare, mantiene in evidenza come concetto dell’angoscia, narra il proprio tormento legato alle sue tristi vicende famigliari.

Questo romanzo, scritto tra il 1914 e il 1917, è tra i più complessi e ambigui di Kafka, poiché i suoi contenuti, filosoficamente kierkegaardiani, sono permeati dal mistero e dall’incomunicabilità con cui le strutture sociali opprimono la vita quotidiana, con l’inefficienza della burocrazia e della giurisprudenza, rendendola assurda e caratterizzata da una visione onirica, priva di logica.

Il personaggio di questo romanzo è coinvolto in un incomprensibile processo in cui le accuse non gli sono mai rivelate.

Egli, con la realtà, vive un rapporto costituito dall’assenza di logica, che lo riduce a una sorta di alienazione dolorosa, in cui perde la fiducia nei confronti degli altri esseri umani; vede aleggiare, dappertutto, complotti inspiegati, connivenze tra persone che agiscono nell’ombra contro di lui.

La Giustizia si rivela costituita da meccanismi e ingranaggi tenuti nascosti al fine di rendere a tutti assurda e tragica la vita, nell’impossibilità di stabilire un rapporto con il mondo esterno.

L’intelligenza del personaggio è contaminata dall’allegoria: Il termine “intelligenza”, che deriva dal latino intus (all’interno) e legere (leggere), quindi intellegere, significa leggersi nella mente e nell’animo, interpretarsi e stabilire una rete di rapporti con il mondo esterno.

Tutto questo, al personaggio, è negato dall’angoscia e dal rifiuto di appartenere al “sistema”.

Edizione italiana 1957 per la casa editrice Frassinelli
Edizione italiana 1957 per la casa editrice Frassinelli

Da qui nasce una metafora che rimane statica e annulla l’essere. Il personaggio del romanzo, denominato soltanto dalla lettera “K”, unico e vero riferimento autobiografico dell’aurore, annaspa tra i violenti flutti che scuotono e agitano la sua mente, fino all’epilogo, in cui due agenti del Tribunale lo prelevano, lo conducono in un luogo isolato e nascosto di una cava e, con due coltellate, pongono termine alla sua esistenza, sconvolta da capi d’imputazione mai rivelati né a lui, che è il protagonista di questo romanzo, né ai lettori.

Anche il narratore pare essere un osservatore estraneo ai fatti: Franz Kafka vive la sua esistenza come inserito in un contesto asociale.

Lo stile, disadorno, algido ed essenziale nei dialoghi, non si concede a costruzioni stilistiche di buon livello ma a monologhi interiori, ai limiti dell’angoscia.

Questo romanzo rimane incompiuto anche perché, evidentemente, non c’era altro da aggiungere, poiché l’autore non accarezzava l’idea di vederselo pubblicato e, come anche molte altre sue opere non consegnate a nessun editore, fu destinato alla distruzione.

Fu merito di Max Brod, buon amico di Kafka, se il romanzo sfuggì alla sorte destinatagli dallo stesso scrittore che voleva fosse bruciato.

Infatti, questa scelta di Kafka può essere considerata come un vero presagio; molte sue opere, come quelle di altri importanti scrittori, furono sottoposte a biblioclastia da parte del regime nazista, in una Germania che si esaltava nella distruzione delle idee socialiste, liberali, progressiste, che contrastavano, mettendola in luce, tutta l’inadeguatezza a livello morale, culturale e politico del regime hitleriano.

Angelo Muraglia

Link utili:

«Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani» – Heinrich Heine, Almansor, 1821. Bücherverbrennungen: il rogo dei libri

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Guarda il film Il processo girato da Orson Welles nel 1962