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Biblioteche e bibliofilia: Episodio 5 Un grande bibliofilo contemporaneo

Abitazione di Umberto Eco. 

Un ospite sprovveduto fa il suo ingresso nella libreria del letterato impegnato nella ricerca di un volume tra i 50.000 che popolano la sua libreria.

«Ma quanti volumi! Li ha letti tutti?» domanda l’ospite restando estasiato di fronte a tanta meraviglia.

Di seguito, tre possibili risposte date dal sagace bibliofilo.

Risposta numero 1: «Non ne ho letto nessuno, altrimenti perché li terrei qui?»

Risposta numero 2: «Di più, molti, molti di più!»

Risposta numero 3: «No, quelli che ho già letto li tengo all’università, questi sono quelli che debbo leggere entro la settimana prossima»

Come sempre, intelligenza e ironia accompagnano le brillanti soluzioni escogitate dal grande filosofo, semiologo, traduttore, accademico, medievista, scrittore e bibliofilo Umberto Eco.

Gestire una biblioteca tanto vasta in effetti non deve essere una semplice impresa ed è dunque lecito che, una persona di media cultura possa restare stupefatta di fronte a un muro di libri dando per scontato che, se posizionati in ordine e ben spolverati sugli scaffali, siano già stati letti dal proprietario.

Ora vi sfido.

Alzino la mano tutti coloro che sono in grado di non cadere nella trappola:  libro sulla libreria = libro letto e libro impilato sul comodino o in un apposito scomparto = libro ancora da leggere.

Avanti, non siate timidi, sono sicura che tutti quanti, bibliofili o meno, siamo portati a fare questo tipo di associazione. 

Il lettore medio è infatti portato a pensare che, nello stesso momento in cui acquista un libro debba anche leggerlo nel minor tempo possibile.

Nulla di più sbagliato, insegna Eco.

Pensate alle grandi librerie di bibliofili appassionati di medievistica, per esempio: credete veramente che costoro abbiano letto tutti i volumi in latino e in altre lingue sconosciute che posseggono? A volte, è possibile acquistare i volumi anche per il loro sembiante esteriore estremamente pregiato e bello.

Non esiste alcuna regola secondo cui ogni libro che si trova sui nostri scaffali debba essere, prima o poi letto, pena una cascata soffocante di polvere nel momento in cui lo andiamo a rimuovere dal suo angolino in cui lo abbiamo dimenticato per anni e da cui esso ha continuato a fissarci minaccioso ordendo la sua vendetta nei nostri confronti.

Posta in questi termini le biblioteche sembrerebbero essere dei bizzarri esseri viventi capaci di mirabolanti magie come, per esempio, accompagnarci con la loro presenza durante le nostre ore di lettura oppure, addirittura, leggere a posto nostro.

A tal proposito, vi invito a prestarvi per un breve esperimento: recatevi davanti alla vostra libreria e scegliete proprio uno di quei volumi che volete leggere da mesi ma a cui non siete ancora riusciti a dare spazio.

Sfogliatene alcune pagine e vi accorgerete di conoscerne il contenuto quasi alla perfezione.

Ma com’è possibile?

Grazie a un pizzico di magia e un po’ di realtà, scopriamo che, riordinando, spolverando, sfogliando continuamente quegli oggetti e leggendo testi paralleli a essi o che di essi trattano, li abbiamo interiorizzati al punto da riuscire a ricostruirne a grandi linee la trama pur non avendo ancora letto l’intero volume.

Posso comprendere che, per molti, questo conoscere sommariamente possa non soddisfare totalmente, eppure dobbiamo tutti arrenderci di fronte all’idea che non riusciremo mai a leggere in un’unica esistenza tutti i libri che andrebbero letti per l’importanza storico-culturale che custodiscono, nemmeno se facessimo quell’attività da mattino a sera per tutta la nostra intera vita, non arriveremo comunque al completamento di un infinito elenco di titoli.

«Nell’edizione attualmente in commercio [Riferendosi all’intero catalogo Bompiani], le Opere contano 5.450 pagine. Calcolando a occhio che vi siano in media tre opere per pagina, abbiamo 16.350 opere. Ora quattro giorni per ogni opera registrata dal Dizionario Bompiani farebbe 65.400 giorni: dividete per 365 e avete quasi 180 anni. Il ragionamento non fa una grinza. Nessuno può aver letto o leggere tutte le opere che contano.»

Sarebbe meglio, forse perdersi tra i tanti titoli presenti nelle nostre librerie come nelle biblioteche – non dimentichiamo che queste sono dei fondamentali depositi di innumerevoli conoscenze in cui è bello trascorrere interminabili pomeriggi – e lasciarsi catturare, non da titoli che già conosciamo e intendiamo leggere, bensì quelli che non stiamo assolutamente cercando.

L’importante è leggere, continuare a leggere perché:

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.»

Umberto Eco ha amato di un amore intelligente e sano tutti i propri libri coccolandoli, annotandoli, facendoli propri durante tutta la sua esistenza contribuendo alla formazione dell’immagine del bibliofilo contemporaneo.

Con questa ultima puntata spero di essere riuscita a incuriosirvi e a darvi qualche informazione in più in merito a questo splendido e complicato mondo, quale è quello del libro stampato e di tutte quelle figure e strutture che ruotano attorno a esso.

Ciò detto, non mi resta che aspettarvi, sempre più numerosi, nelle prossime puntate per scoprire insieme qualche piccola curiosità legata alla festa tra le più attese dell’anno: il Natale.

A presto!