Crea sito

WritersEditor Official Store

À Vis à Vis con Amor(T)e – Daniela Di Camillo & Federica Confalone

A pochissimi giorni dalla presentazione del libro “Amor(T)e” che si terrà sabato 23 novembre 2019 alle ore 19 presso l’Auditorium P.zza della Queva a Tivoli Terme, vi facciamo conoscere le due autrici – Daniela Di Camillo (impiegata nell’ambito legale, Fondatrice dell’Associazione no profit “Il Laboratorio del Possibile” e Consigliere per le Politiche Comunali per la Prevenzione e il Contrasto della Violenza e alle Discriminazioni del Comune di Tivoli) e Federica Confalone (avvocato e Mediatore Stragiudiziale e Curatore Fallimentare) – attraverso un’intervista per raccontare i dietro le quinte della sua stesura e della progettazione della omonima presentazione.

1. Il titolo del libro “Amor(T)e” è un a crasi di due universi sentimentali completamente opposti che si uniscono in un concetto terribile, sintetizzando in pieno la realtà che testimoniate. È ancora così difficile saper amare?

Il titolo del libro si presta a un gioco di parole che vuole mettere una netta distanza tra l’amore e la morte. Amare non è difficoltoso. Negli uomini che reiterano ogni forma di violenza verso la Donna, molto spesso è solo un immenso disagio nel rapportarsi all’altra, senza sentire la propria frustrazione che è legata a sé stesso e che diventa possesso e alienazione.

2. Durante la presentazione di “Amor(T)e” ci sarà anche una sfilata di abiti da sposa intitolata “Le Spose di…”. Il significato di questa sfilata è palese ma vorrei che venisse raccontato da voi che l’avete inserita in questo evento.

Le spose hanno una funzione precisa: il vestito rappresenta l’apparenza, quello che agli occhi dei più sembra la solidità e la felicità di una coppia. Noi abbiamo rappresentato anche il dolore intimo e non visibile delle donne che vivono una condizione violenta, che dietro quell’apparenza di forma vivono un tormento nell’anima.

3. Perché oggi giorno, c’è ancora così tanta violenza nei confronti delle donne e più in generale, nei confronti di chi ha orientamenti sessuali non associabili a categorie rigorosamente definite?

Il pregiudizio, anni di educazione e tradizioni, tendenti a fare del maschio quello che rappresenta la forza, il potere, la guida economica di una famiglia, sono difficili da smontare e rivedere. La donna nella società non è ancora riconosciuta come essere pienamente indipendente. È più facile accomodarsi nelle abitudini; e le abitudini ci vogliono ancora in un ruolo di secondo piano. Riconoscere le capacità paritetiche di uomo e donna, paradossalmente crea disordine, perché dovremmo risistemare, spostare o togliere, ancor meglio, i blocchi mentali legati al pregiudizio. Figuriamoci se possiamo accettare l’omosessualità che per la nostra società, appunto, non ha una precisa definizione.

4. Come è nata la vostra collaborazione?

La collaborazione tra noi nasce, da una conoscenza di molti anni, nei quali ognuna di noi ha fatto il proprio percorso, conoscendo parti diverse di vita sociale. Così incontrandoci e parlando di progetti, abbiamo pensato di unire le nostre diverse esperienze, con quelle delle Donne che nel corso dell’impegno sociale, in difesa delle stesse che abbiamo conosciuto e coinvolto; è così che è partito il progetto del libro.

5. Come nasce il progetto “Il Laboratorio del Possibile”? Cosa rappresenta?

Il “Laboratorio del Possibile” è una giovane creatura, nata dalla mia voglia di capire. Nel 2015, decido di farne uno dei miei impegni sociali e cosi costituisco l’associazione che in poco tempo ha trovato l’adesione e la coesione di altre donne che investono la loro professione, il loro tempo e la loro passione, diventando un gruppo unito che cammina nella stessa direzione Il “Laboratorio” rappresenta una piccola società che cerca di aiutare chi non riesce a uscire dalla spirale della violenza. È un posto dove poter respirare senza paura, essere accolte, ascoltate, abbracciate e aiutate con sostegno umano, psicologico/legale. Rappresenta come tutte le associazioni che intraprendono questo percorso la possibilità e la dimostrazione che insieme si può: riprendersi dignità, vita senza essere sole.

6. Cosa vi spinge ad abbracciare la causa della violenza di genere e a schierarvi e a battervi per i diritti di chi ne è vittima?

Io ho un motivo personale e preciso. Ma in generale, parlando del gruppo la spinta che ci manda avanti è la voglia di cambiare la condizione della donna, la voglia di parlare di amore senza doverlo accostare alla morte perché non c’è amore in queste storie. La voglia di dare notizie e leggi che esistono ma non vengono divulgate. E poi, ci auguriamo di essere una goccia del mare che dia un futuro diverso ai nostri giovani, che sappiano riprendere e riconoscere sentimenti e rispetto, verso sé stessi e verso gli altri. Cerchiamo di dare un modello diverso di rappresentare e conoscere l’amore in cui credere, alle donne del futuro.

Isa Pistoia